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Dalla svendita alla bancarotta

del 22/11/2011
di: di Debora Alberici
Dalla svendita alla bancarotta
Rischia la condanna per bancarotta per distrazione il socio occulto di un'azienda che vende sottocosto i beni di questa. Non solo. È del tutto irrilevante che la sua attività sia iniziata a dissesto finanziario già in atto. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 42923 del 21 novembre 2011, ha confermato la condanna pronunciata dalla Corte d'appello di Torino nei confronti di un 56enne, socio occulto di un'attività commerciale dichiarata fallita a pochi mesi di distanza dalla sua entrata in scena.

Condividendo le motivazioni dei giudici piemontesi gli Ermellini hanno sottolineato che la sentenza impugnata dal socio ha dato giustificato rilievo accusatorio alle sue stesse dichiarazioni. Questo ha infatti ammesso di aver collaborato alla consumazione della distrazione dei beni (e cioè alla vendita sottocosto), avendo continuativamente presenziato nel magazzino ove i beni acquistati transitavano, e accettando che gli altri soci lo presentassero come architetto, sebbene fosse solo diplomato in ragioneria. Anche la Procura generale della Suprema corte ha chiesto la conferma della condanna dell'imputato.

Insomma continua la stretta da parte dei giudici di legittimità sulla bancarotta per distrazione. È di qualche giorno fa la notizia per cui risponde del reato l'imprenditore edile fallito che non riesce a giustificare il cammino delle attrezzature da un cantiere all'altro. Ciò è sintomo di distrazione dei beni. Così la Suprema corte che, con la sentenza n. 40085 del 7 novembre 2011, ha confermato la condanna nei confronti di un costruttore fallito che non aveva saputo rintracciare le attrezzature dell'azienda presso i vari cantieri aperti.

Sul fronte scomparsa delle attrezzature la quinta sezione penale ha sottolineato che l'imprenditore avrebbe dovuto tracciare il cammino fra i vari cantieri: «sarà pur vero che dette attrezzature vengono spostate, secondo le necessità, da un cantiere all'altro, ma, trattandosi di beni strumentali di valore, tale cammino dovrebbe essere tracciabile, atteso che il mancato reperimento in bonis di cespiti e attrezzature dei quali il fallito ha certamente avuto la disponibilità rappresenta, in mancanza di una convincente ed esaustiva indicazione/spiegazione della loro sorte, elemento sintomatico della distrazione degli stessi».

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