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Conta il valore reale

del 22/11/2011
di: di Debora Alberici
Conta il valore reale
Il mediatore ha diritto al compenso parametrato al «valore reale dell'affare» anche se le tariffe professionali, gli accordi e il prezzo indicato nell'atto prevedono diversamente. Lo ha stabilito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 24444 del 21 novembre 2011, ha respinto il ricorso di un cliente condannato a versare al mediatore di una compravendita quasi 2mila euro, una parcella parametrata all'effettivo valore dell'affare e non al prezzo indicato nell'atto di compravendita.

La questione riguarda la vendita di un immobile. Il mediatore aveva messo in contatto acquirente e proprietario. Poi i due lo avevano «scavalcato» portando a buon fine l'affare da soli. Il mediatore, venuto a conoscenza dell'illecito, aveva ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti del compratore. Che il giudice poi aveva condannato a versare quasi 2mila euro.

Il compratore ha fatto ricorso al Tribunale di Vicenza ma senza successo. Ora il gravame alla Suprema corte, nel quale la parte ha lamentato che la provvigione andava commisurata al prezzo di vendita.

La terza sezione civile del Palazzaccio ha respinto tutti i motivi presentati dalla difesa. In particolare, dalla motivazione è emerso il giudizio della Corte: «La misura della provvigione che spetta al mediatore per l'attività svolta nella conclusione dell'affare - anche se ciò non sia specificamente previsto in patti, tariffe professionali od usi, e tanto più in quanto si utilizza il criterio di commisurarla ad una percentuale di un dato montante - deve tenere conto del reale valore dell'affare (nella specie, una compravendita), che è cosa diversa dal prezzo che le parti indicano nel contratto, anche se può coincidere con questo».

In motivazione i giudici hanno inoltre sottolineato che «non vi è alcun obbligo per le parti di informare il mediatore della conclusione dell'affare e che il termine di prescrizione decorre dalla data del rogito notarile, ma che tale termine nel caso vi sia stato un comportamento doloso delle parti volto a nascondere che l'affare si è concluso, decorre dalla data in cui il mediatore ha avuto conoscenza dell'affare». Anche se all'interno del Palazzaccio la questione non è stata lineare. Infatti la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi lo scorso 21 settembre, aveva chiesto al Collegio di legittimità di accogliere il primo motivo presentato dal cliente e di rinviare la causa ai giudici di merito.

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