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Emergenza Rom, no a poteri straordinari

del 19/11/2011
di: La Redazione
Emergenza Rom, no a poteri straordinari
Non c'è un'emergenza-campi nomadi a Roma, Milano e Napoli ed è illegittimo il decreto del governo che utilizzava i poteri straordinari di protezione civile per nominare commissari nelle tre aree urbane più importanti del paese. Lo stabilisce il Consiglio di stato con la sentenza n. 6050 del 16 novembre 2011 dalla quarta sezione. Non soltanto sono illegittime le «schedature» dei Rom, ma la situazione dei nomadi può ben essere fronteggiata senza disposizioni urgenti: la presenza degli insediamenti non determina affatto un'eccezionale turbativa della sicurezza. Risultato: i commissari nominati decadono con tutti gli atti che hanno posto in essere e i comuni potranno salvarne solo i provvedimenti che rientrano nei poteri ordinari dell'amministrazione. Vittoria quasi totale di una famiglia nomade di origine bosniaca che vive nel campo romano «Casilino 900», supportata dall'associazione internazionale Errc che tutela i Rom: risulta tuttavia escluso un vero e proprio intento discriminante nel dpcm del 2008 dichiarato illegittimo. Smentiti su tutta la linea la presidenza del consiglio, la protezione civile, le tre prefetture e il comune di Roma: aveva ragione il Tar Lazio quando aveva escluso la legittimità delle fotosegnalazioni a carico di tutti i residenti nei campi, minori compresi. Ma soprattutto scatta l'illegittimità del dpcm emesso nel 2008 perché difettano i presupposti per l'esercizio dei poteri straordinari di protezione civile. Mancano, sostiene Palazzo Spada, dati fattuali in grado di dimostrare l'aumento di una determinata categoria di reati nelle aree interessate dagli insediamenti. Insomma: la nomina dei commissari e il ricorso a poteri straordinari risultano quasi dettati da finalità «preventive», quasi a ridurre l'eventuale, futuro «allarme sociale». È vero: il provvedimento si risolve in qualche modo nel consentire alle amministrazioni di ristabilire normali condizioni igieniche nei campi abusivi, di fornire ai residenti prestazioni assistenziali e di evitare che i clan utilizzino i bambini come baby-mendicanti nei centri storici. Ma l'interesse perseguito con la dichiarazione dell'emergenza va comunque individuato nella tutela delle popolazioni residenti nelle aree urbane interessate dall'asserita situazione di pericolo ingenerata dall'esistenza degli insediamenti di nomadi.

Decadono in questo modo le stringenti misure adottate per i cosiddetti «villaggi attrezzati». Qualche esempio? Il tesserino di identificazione obbligatorio per i residenti introdotto e l'istituzione di «presìdi» per controllare chi entra e chi esce, iniziative disposte dalle Regioni Lombardia e Lazio. Addio, stavolta solo nel Lazio, anche all'obbligo di sottoscrivere una dichiarazione di impegno al rispetto delle norme interne di disciplina. Si tratta di disposizioni che risultano in contrasto con le garanzie costituzionali e non regge, per legittimarle, l'equiparazione degli insediamenti addirittura agli alberghi e villaggi turistici, strutture che per motivi di sicurezza sono tenuti a identificare gli ospiti. Nei campi niente «schedature», insomma.

Dario Ferrara

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