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Dismissioni lente

del 19/11/2011
di: di Francesco Cerisano
Dismissioni lente
Più tempo per le dismissioni societarie dei comuni medio-grandi. Gli enti con popolazione compresa tra 30 mila e 50 mila abitanti non dovranno affrettarsi entro fine 2011 a ridurre a una sola le partecipazioni societarie detenute, ma potranno farlo con calma entro il 31 dicembre 2013. Per i comuni sotto i 30 mila abitanti le dismissioni dovranno essere portate a termine entro il 31 dicembre 2012 a meno che le partecipate abbiano avuto il bilancio in utile negli ultimi tre esercizi, non abbiano subìto riduzioni di capitale sociale e perdite da ripianare.

L'importante chiarimento arriva dalla Corte conti Lombardia che nel parere n. 602 del 15 novembre 2011 ha preso in esame la scansione temporale contenuta nell'art. 14, comma 32 del dl 78/2010 e rimaneggiata più volte dal legislatore tanto da indurre gli enti in più di un equivoco. Lo stesso in cui stava per cadere il comune di Seregno (Mb) che con 43 mila abitanti e tre partecipazioni societarie, temeva di doverne dismettere due entro il 31 dicembre 2011.

Questa almeno sembrava essere la dead line risultante dall'applicazione delle norme, modificate prima dal decreto milleproroghe di fine 2010 (dl n. 225 convertito nella legge n. 10/2011) e poi da ultimo dalla manovra di Ferragosto (dl 138/2011).

Si trattava però di una lettura «eccessivamente restrittiva e non coerente» (come ha commentato l'Anci in una nota in cui ha espresso apprezzamento per il chiarimento) perché avrebbe stabilito per i comuni più grandi una scadenza anticipata rispetto agli obblighi dei comuni sotto i 30 mila abitanti. I giudici contabili lombardi hanno ricordato come il dl 225/2010 abbia prima fatto slittare dal 31/12/2011 al 31/12/2013 il termine per tutti i comuni (sia quelli inferiori a 30 mila abitanti sia quelli compresi tra 30 mila e 50 mila abitanti). Ma poi è intervenuto il dl 138/2011 che ha anticipato di un anno (31 dicembre 2012) la dead line solo per i comuni inferiori a 30 mila abitanti.

La diversa scansione temporale, secondo la Corte conti, ha una giustificazione: «Una diversa esigenza di snellimento degli apparati, coerente con l'impianto generale dell'art. 14 comma 32 del dl 78».

Infatti entro la fine del 2012 i comuni sotto i 30 mila abitanti dovranno mettere in liquidazione le società già costituite (oppure cederne le partecipazioni) a meno che non ricorrano le tre condizioni sopra menzionate (bilanci in utile negli ultimi tre esercizi, nessuna riduzione di capitale conseguente a perdite di bilancio, nessuna perdita che abbia costretto il comune a un'operazione di salvataggio).

Tale disciplina non si applica alle società (con partecipazione paritaria ovvero proporzionale al numero degli abitanti) costituite da comuni di popolazione complessiva superiore a 30 mila abitanti.

Entro il 31 dicembre 2013, invece, i comuni tra 30 mila e 50 mila abitanti potranno mantenere la partecipazione in una sola società e dovranno mettere in liquidazione tutte le altre.

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