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L'ordine punisce chi non fattura

del 19/11/2011
di: da Pisa Ignazio Marino e Simona D'Alessio
L'ordine punisce chi non fattura
All'ordine professionale la competenza di emettere un eventuale provvedimento sanzionatorio sul professionista che non rilascia la fattura sui servizi resi. Un eventuale provvedimento dell'Agenzia delle entrate, in funzione delle nuove norme antievasione (articolo 2, comma 5 del dl 138, convertito nella legge 148/2011), non può sospendere l'iscritto dall'albo e interrompere così l'attività di studio. È di questo avviso il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che per voce di Claudio Siciliotti ha annunciato battaglia contro «una norma scritta male» e che da agosto preoccupa molti membri della categoria. Proprio per far luce sulla questione ieri, nel corso del convegno organizzato dalla Fondazione Commercialistitaliani a Pisa, il presidente del Cndcec ha annunciato un documento che farà chiarezza sulla situazione, partendo dal fatto che le vicende dei professionisti rientrano nelle competenze degli ordini. Quindi, un iscritto potrà essere sospeso (da tre giorni a un mese e da 15 giorni a sei mesi in caso di recidiva) solo dopo un regolare procedimento disciplinare interno. A sollevare qualche dubbio, durante i lavori dell'assise pisana, era stato Marco Cuchel, presidente della Fondazione, chiedendo a Siciliotti un'azione incisiva per combattere una norma discriminatoria «visto che», ha sottolineato, «nel contrasto all'evasione non può esserci alcuna differenza tra un professionista iscritto a un albo e uno non iscritto, come tra un imprenditore che non emette scontrini e uno che non emette fatture». Invito a fare chiarezza (la norma indica chiaramente che sono le Entrate a emettere la sospensione) accolto dal leader dei commercialisti, che ha annunciato perfino «le barricate contro questa misura». In materia di professioni, Siciliotti ha poi detto di essere sereno sui progetti del governo di Mario Monti, che vede fra i suoi componenti anche Antonio Catricalà, già presidente dell'Antitrust e da sempre critico sull'operato di molti ordini. Visto che i principi di fondo della riforma che si dovrà attuare attraverso una delega di 12 mesi (articolo 3 del dl 138/2011) sono già stati messi in pratica dalla categoria con la nascita dell'albo unico dei commercialisti nel 2008. «La nostra legge è stata un'anticipazione», ha sottolineato, «della semplificazione dell'offerta dei servizi professionali che sul mercato valgono qualcosa come 10 miliardi di euro. Il che spiega perché la nostra professione fa gola a Confindustria. Tutti ricordiamo il tentativo di questa estate, poi rientrato, di cancellare il nostro esame di stato». Ma, come ha ricordato Alessandro Visparelli, presidente della Cassa dei consulenti del lavoro, le professioni non hanno solo il tema della riforma a cui pensare. «C'è anche da fare i conti con la concorrenza sleale che subiamo», ha sottolineato, «da parte dei patronati e dei pseudo-Caf dei quali mi piacerebbe vedere i bilanci, poiché prendono dei soldi pubblici per erogare servizi alla collettività. La trasparenza che ci chiedono, perciò, vorrei vederla anche su questi soggetti». Il numero uno dell'Enpacl, in linea con quello che ha chiesto il neo-ministro del lavoro Elsa Fornero, ha confermato «la scelta della Cassa di passare quasi certamente al metodo di calcolo delle pensioni di tipo contributivo, l'unico in grado di garantire lunga vita ai sistemi previdenziali e di collegare la pensione ai contributi realmente versati». Guarda con molta attenzione al nuovo titolare del dicastero di via Veneto anche Paolo Saltarelli, numero uno di Cassa ragionieri: come Fornero ha spesso detto in passato, «anche io non sono contro l'aggregazione degli enti. Bisogna fare un passo importante per stare insieme, non per confondersi, bensì per agire tutti insieme nel rispetto dell'autonomia» dei singoli istituti. Per Saltarelli sembra, quindi, ormai tramontata ogni ipotesi di fusione delle casse con i cugini dottori, tanto da avere in messo in campo un progetto alternativo per l'ampliamento della base demografica.

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