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Ordini nel mirino

del 18/11/2011
di: La Redazione
Ordini nel mirino
L'attuale crisi economica e finanziaria che - è bene ricordare - riguarda tutti i Paesi dell'area Euro – sta rischiando di far perdere la bussola a quanti, invece ci dovrebbero guidare. Ci sembra avvertire che la liberalizzazione selvaggia delle professioni sia la cura di tutte le malattie, spostando invero l'attenzione da quelle classi politiche (tutte) che si sono succedute e che hanno sottovalutato il debito pubblico, in maniera irresponsabile. È di questo avviso Francesco Longobardi, presidente dell'Associazione nazionale consulenti del lavoro. «L'Europa che chiede liberalizzazioni professionali a tutto campo», continua, «non è cosa che ci deve stupire: è del tutto evidente, invece, che i nostri parlamentari europei non hanno saputo rappresentare con la dovuta forza e con il dovuto merito, la realtà delle professioni ordinistiche. Complice, la decrescente considerazione del nostro Paese nelle questioni cruciali della economia nazionale ed europea, chissà a chi dovuta.

È il momento di fare squadra, tra tutte le professioni, tra tutti i sindacati delle professioni.

Stanchi di essere oggetto delle bramose attenzioni di Confindustria e di una disinformata Unione europea, è il momento di quella coesione che lo stesso capo dello Stato invoca per ben più ampi obiettivi.

La stessa legge finanziaria di stabilità, nel prevedere la possibilità di realizzare società professionali (ben vengano per il progresso dei servizi integrati all'utenza e al cittadino e configurando nuove opportunità professionali) e nel prevedere la possibilità di realizzare società multidisciplinari (ben vengano per il progresso dei servizi integrati all'utenza ed al cittadino e configurando nuove opportunità professionali), cede a interessi puramente di mercato allorquando prevede la possibilità di realizzare società di capitali, dove la finanza sarà più forte del merito e della competenza. Alziamo la testa, tutti. La criticità del momento non vale una svendita. Lottiamo tutti, Fatevi sentire».conclude Longobardi

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