Consulenza o Preventivo Gratuito

Professionisti in affanno

del 17/11/2011
di: di Simona D'Alessio
Professionisti in affanno
Professionalità in affanno, causa crisi: in fumo 532 mila posti di lavoro nel biennio 2008-2010. E, in assoluto, a pagare il prezzo più alto sono le professioni tecniche (-347 mila unità in meno), seguite da quelle imprenditoriali e dirigenziali (-174 mila), e poi da quelle scientifiche e di elevata specializzazione (141 mila in meno), dalle quelle manifatturiere semiqualificate (-140 mila), dagli artigiani, operai specializzati e agricoltori (-125 mila); complessivamente, perdono terreno le professioni di medio-alto profilo, ma resistono gli impiegati generici (+80 mila, pari a +3.2%) e, soprattutto, le professioni non qualificate (+229 mila) che, nell'insieme, parzialmente compensano l'emorragia di posti di lavoro. A rivelarlo è il rapporto Ires Cgil, presentato ieri a Roma, che dedica per la prima volta una sezione ai professionisti, nell'ambito di un quadro nazionale a tinte fosche, in base al quale si contano ben otto milioni di persone «in sofferenza», delle quali circa tre milioni e mezzo possono essere definite «realmente disoccupate».

I ricercatori del sindacato di corso d'Italia segnalano che laddove la domanda premia le professioni meno qualificate e qualificanti e dove, anche per questa ragione, trova spazio la manodopera immigrata, spesso meno costosa per chi offre un impiego e con insufficienti tutele, la perdita di lavoro interessa soprattutto chi è poco scolarizzato (-688 mila occupati fra chi ha al massimo la licenza media), chi è già impegnato in attività imprenditoriali (-91 mila), tecniche (-125mila) o impiegatizie (-111 mila), nonché in attività manifatturiere, sia quelle semiqualificate (-146 mila) che quelle a maggiore specializzazione (artigiani, operai specializzati, agricoltori, -247 mila). Penalizzate le figure più deboli, «culturalmente meno attrezzate», gli occupati che vantano un titolo universitario, pari a poco meno di quattro milioni nel 2010, restano sostanzialmente stabili nel corso del biennio preso in esame: la diminuzione maggiore in termini relativi interessa imprenditori e dirigenti (-47 mila), quella più elevata in numero assoluto investe le professioni intellettuali e scientifiche (-56 mila), mentre quelle tecniche reagiscono meglio alla congiuntura negativa (+43 mila), e gli impiegati fanno addirittura un consistente passo in avanti (+64 mila).

Lo studio, inoltre, accesi i riflettori sul primo semestre 2011, sottolinea una ripresa delle assunzioni, però grazie alle sole posizioni di tempo determinato, mentre il lavoro standard continua ad erodersi: lo dimostrano chiaramente le dinamiche in corso in una buona fetta del Centro-Nord della Penisola (otto regioni e due province autonome), dove le attivazioni a tempo indeterminato rappresentano una quota decrescente dei nuovi contratti, essendo calati dal 23,6% del 2008 al 18,9% del 2010. La fascia che va dai 15 ai 34 anni è senza dubbio la meno fortunata, poiché nel giro di due anni si enumerano 854 mila occupati in meno, vale a dire il 12% dei sette milioni 110 mila stimati nel 2008.

vota