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Riscossione locale senza paletti

del 17/11/2011
di: di Francesco Cerisano
Riscossione locale senza paletti
Più concorrenza nella riscossione dei tributi locali. A chiederla è l'avvocato generale presso la Corte di giustizia europea, Cruz Villalòn secondo cui la normativa italiana, che nel 2008 (art.32, n.7 bis, del dl n.185/2008 convertito nella legge n.2/2009) ha imposto alle società di riscossione (con la sola esclusione di quelle a prevalente partecipazione pubblica) di avere un capitale sociale minimo di 10 milioni di euro per poter essere iscritte all'albo, viola la direttiva servizi. Per l'avvocato Ue si tratta infatti di un requisito sproporzionato rispetto alla ratio della norma che, secondo il legislatore italiano, punta a tutelare i comuni dal rischio che le società concessionarie intaschino i soldi di quanto riscosso senza trasferirli ai sindaci.

Un rischio che Villalòn riconosce essere reale, ma per il quale è stato individuato un rimedio peggiore del male. «Il problema non è tanto la cifra elevata stabilita», scrive nelle conclusioni in cui chiede alla Corte di Lussemburgo di dichiarare la norma incompatibile con la direttiva 2006/123/Ce, «quanto piuttosto il carattere assolutamente indifferenziato della misura che impone la medesima condizione quantitativa indipendentemente dagli importi da riscuotere e dalla quantificazione economica del rischio cui si espone il comune creditore».

Il caso. A chiedere l'intervento della Corte di giustizia è stato il Tar Lombardia a cui si erano rivolte diverse società di riscossione lombarde escluse dagli affidamenti in quanto prive dei requisiti prescritti. A Baranzate, in provincia di Milano, per l'affidamento del servizio di gestione, accertamento e riscossione dei tributi locali (valore stimato 57 mila euro) avevano concorso nel 2009 sei imprese private, ma due erano state escluse proprio per insufficienza del capitale sociale versato. Lo stesso era avvenuto a Venegono Inferiore (Varese) dove era stato messo a gara il servizio di riscossione dell'imposta comunale sulla pubblicità. E un'altra impresa era stata tagliata fuori per la stessa ragione. Le tre escluse ricorrevano perciò al Tar che ha sospeso i giudizi chiedendo alla Corte di decidere se le norme del dl n.185/2008 fossero compatibili con la direttiva servizi.

Le conclusioni dell'avvocato generale. Come detto, alla base della decisione dell'avvocato Ue c'è soprattutto la sproporzione tra la misura individuata dal legislatore italiano e l'importanza del rischio. Se infatti l'obbligatorietà del capitale sociale di 10 milioni non viola né il principio di non discriminazione né quello di necessità, altrettanto non può dirsi per quello di proporzionalità. «Se l'obiettivo perseguito è offrire alla p.a. una sorta di cauzione rispetto al rischio che gli importi effettivamente riscossi dal concessionario non siano versati nel termine dovuto», scrive Villalòn, «l'ammontare della menzionata cauzione o garanzia dovrebbe variare in funzione dell'importanza di tale rischio». Ma come giudicare l'importanza del rischio? Il miglior modo secondo l'avvocato è valutare la capacità di riscossione degli enti, poiché «quanto maggiore è l'importo che il concessionario può riscuotere, maggiore sarà il danno causato all'amministrazione dell'ente locale in caso di mancato o ritardato pagamento».

E per valutare la capacità di riscossione bisogna prendere in considerazione una serie di elementi tra cui il numero di contribuenti del comune e l'entità del riscosso negli anni passati. Tutti elementi che la legge italiana non prende in considerazione. Ma, conclude l'avvocato Ue, anche se l'avesse fatto, non sarebbe stata giustificata in tutti i casi una garanzia di 10 milioni di euro come quella prevista dalla norma.

Di qui la decisione di ritenere la disposizione incompatibile con l'art. 15 della direttiva servizi.

Le reazioni. Soddisfazione per le conclusioni dell'avvocato generale presso la Corte di giustizia è stata espressa dal presidente dell'Anutel, Franco Tuccio, secondo cui la norma del dl 185 «ha impedito in questi anni a molti piccoli comuni la possibilità di affidare servizi di riscossione sul territorio, con l'effetto di consolidare la posizione dominante delle poche società con capitale sociale pari a 10 milioni di euro».

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