L'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili ha scelto in questo frangente di sostenere, tramite tutti i canali a propria disposizione e per quanto di propria competenza, l'azione e le iniziative che il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, astenendosi da ogni polemica e dando seguito a quanto concordato nel corso dell'incontro con i sindacati tenutosi a Roma il nove novembre.
Sul versante delle modifiche apportate sul collegio sindacale, all'esito dell'iter che ha portato all'approvazione del maxiemendamento alla Legge di stabilità, reso fulmineo dal drammatico contesto generale in cui versa il Paese, l'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili ritiene che la battaglia per un collegio sindacale che sia veramente collegio e non organo monocratico, abbia portato risultati appena soddisfacenti sul fronte delle spa, ma per nulla apprezzabili sul fronte delle srl.
Oltre a non condividere la scelta del legislatore, pure legittima, che nella congiuntura generale va nella direzione nella riduzione degli oneri per il sistema Paese derivanti dai controlli sulla legalità dell'amministrazione delle pmi, l'Ungdcec disapprova il metodo adottato per cercare di pervenire a questo risultato: la mera riduzione del numero dei controllori nell'invarianza degli obblighi di controllo e delle illimitate responsabilità patrimoniali su di essi gravanti piuttosto che la ridefinizione dei perimetri dei controlli e la limitazione delle conseguenti responsabilità, così da rendere effettivamente i controlli meno onerosi sia per i controllori che per i controllati.
L'amara considerazione che se ne trae è che siffatte scelte normative dimostrano la volontà non già di ridurre gli oneri per il sistema Paese, ma di traslarli per due terzi dalle imprese ai liberi professionisti, alimentando una irresponsabile logica di scarica barile dal più forte al meno forte; a nulla valgono gli appelli alla coesione e all'astensione dalla lotta per un causa che privilegi una parte del Paese a scapito di un'altra.
Come giovani cittadini che intendono perseguire un modo diverso di fare politica e sindacato, rimaniamo attoniti dalla tracotanza della politica e dal mandante sindacale che hanno approfittato di un frangente drammatico della vita di questo Paese per rendersi protagonisti di un vero e proprio atto di brigantaggio normativo.
Ci chiediamo e interroghiamo le istituzioni del Paese, sul senso di un assetto normativo che consente a una srl di avere un sindaco unico anche quando la sua dimensione e' di molte volte superiore a quella di una spa.
Ancora ci chiediamo e vi chiediamo se 10 mila o 15 mila euro di ipotetico risparmio per imprese che fatturano anche decine di milioni di euro si tradurranno in nuove assunzioni in quelle imprese, oppure si tradurranno in una esposizione al rischio di un maggior danno degli interessi economici generali dell'economia del Paese, grazie a chi, con una mano più libera, potrà, ad un costo più basso e con una maggior probabilità di riuscita, mettere mano a politiche di bilancio di fiscalità creativa e ricreativa. Le risposte che intravediamo non ci rassicurano. Anzi ci allarmano per l'irresponsabilità ma non nei confronti della categoria ma del sistema Paese.
E come se questo non bastasse, si aggiungono allo scenario elementi di incoerenza e strabismo di una pseudo politica di riduzione degli oneri amministrativi che lascia invariati altri obblighi, quali l'autentica notarile per il deposito presso il registro delle imprese degli atti di cessione d'azienda, di affitto d'azienda e di costituzione di società di persone. Altro che Giano bifronte!
Questo doppiopesismo tra competenze professionali e' l'ennesima riprova che in questo Paese si chiedono sacrifici evitando di toccare poteri di soggetti numericamente ristretti, ma economicamente forti, adducendo peraltro ratio discutibili.
Dal nostro Consiglio nazionale pretendiamo un'azione forte e costante per:
- ottenere il ripristino di condizioni di ragionevolezza normativa, tali per cui il collegio sindacale rimanga realmente collegio ovunque previsto;
- giungere finalmente a una limitazione della responsabilità patrimoniale dei sindaci, tanto più, ma non soltanto, laddove dovesse esservi un sindaco unico;
- adeguare le tariffe professionali dell'attività dei collegi sindacali che non dovranno beneficiare del prendi tre e paghi uno, ma che dovranno tenere conto della mutata attività professionale e delle ulteriori competenze e responsabilità relative al sindaco unico lasciato irrimediabilmente solo.
L'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili è pronta ad assumere il suo ruolo e farà la propria parte in un contesto in cui le parti sociali tutte si adoperano in ragione dei mezzi e delle risorse di cui dispongono; l'Ungdcec invita tutte le componenti sindacali e istituzionali della categoria a fare quadrato per una difesa della categoria che, senza essere sterilmente corporativa, sappia comunque essere decisa e inflessibile per il bene unico del Paese e di chi quotidianamente lavora nella legalità e per la legalità.
La preoccupazione cresce se spostiamo l'attenzione sull'altra grande novità del maxiemendamento e cioè il varo delle società tra professionisti: in questo caso la norma va ad incidere in modo decisivo sui mercati professionali del Paese introducendo con un tratto di penna un modello di società nel quale è ammessa la partecipazione per finalità di investimento, nulla dicendo in tema di limitazioni sulla percentuale di possesso e in tema di governance; misure queste ultime che avrebbero dovuto assicurare l'indipendenza dei professionisti dal capitale. In nessun Paese del mondo è presente una norma di tal fatta: in Germania le Partnerschaftsgesellschafts possono annoverare nelle compagini sociali solo professionisti; in Francia le sociétés des professions libérales possono avere soci di capitale ma la maggioranza deve essere dei professionisti; negli Stati Uniti la disciplina delle due forme societarie più diffuse (Professional service corporation e Professional service limited liability companies) è diversa da Stato a Stato, ma se in alcuni Stati è prevista la possibilità che vi possano essere soci di capitale, sempre in posizione di minoranza, in altri tale possibilità è esclusa.
Il Paese che ha introdotto in campo legale una delle normative più avanzate in tema di partecipazione di investitori nelle società professionali è il Regno Unito.
Il legal service act del 2007 costituisce infatti una norma molto avanzata che prevede una forte partecipazione di investitori esterni, ma nel quadro di una legge complessa che prevede un raffinato sistema volto a garantire l'indipendenza dei professionisti dal capitale e prevedendo un periodo transitorio di ben 4 anni tra l'emanazione della norma e la sua attuazione per fare in modo che il mercato professionale potesse prepararsi adeguatamente alla novità. Peraltro l'innovativa normativa è stata emanata dopo l'elaborazione di studi delle migliori menti del Paese e dopo un dibattito che ha coinvolto l'intero Paese con il mondo delle professioni legali.
In Italia abbiamo fatto tutto in una notte dando fiato alle peggiori pulsioni corporative che intendono sacrificare l'indipendenza ed il fondamentale ruolo pubblico delle professioni sull'altare della conquista del mercato della consulenza professionale.
Alla prima reazione di amarezza deve seguire la nostra fermezza e la determinazione per salvare le professioni e il loro ruolo nella società, non per mantenere l'esistente, ma per innovare con efficacia e nell'interesse comune e dei giovani professionisti. Siamo vigili e denunciamo il facile piegarsi della politica a ristrette cerchie di lobby di potere. Per questo ci siamo già attivati e ci mobiliteremo, non solo con forme di protesta, ma anche con le proposte che lanceremo già dal prossimo Forum dei giovani professionisti che si terrà a Roma il prossimo 2 dicembre. Per info www.knos.it
