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Mobilità senza lacci

del 16/11/2011
di: di Benedetta Pacelli
Mobilità senza lacci
La partita della mobilità dei professionisti europei si giocherà tutta sulla Carta professionale. Se, infatti, le piattaforme comuni (quei criteri contenuti nella direttiva qualifiche per armonizzare le diversità tra i requisiti formativi dei vari paesi europei) si sono rivelate un flop, è su questo nuovo strumento che il Parlamento europeo vuole puntare per incentivare la mobilità transfrontaliera. È solo uno dei punti contenuti nel Draft report della Direttiva per il riconoscimento delle qualifiche professionali approvato a larga maggioranza proprio da Bruxelles pochi giorni fa, che tra le altre cose contiene anche una sollecitazione agli stati membri a operare a una riduzione del numero totale delle professioni regolamentate in Europa, escludendo quelle del settore sanitario e, nello stesso tempo di promuovere la formazione professionale continua. Dunque lo strumento pensato per aggirare l'ostacolo del riconoscimento è quello di una Carta professionale sulla scia di progetti pilota già sperimentati per alcune professioni. Questa dovrà essere su base volontaria, attestare l'esperienza accademica e professionale ed essere collegata al sistema Imi (Internal market information system), cioè il sistema d'informazione del mercato interno. Secondo la risoluzione del Parlamento europeo questa tessera potrebbe costituire un valido strumento di sostegno alla mobilità per alcune professioni, semplificare le procedure amministrative e migliorare la sicurezza. Dal processo di revisione della direttiva ci si aspetta comunque l'estensione del sistema di informazione del mercato interno che punti a migliorare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra le autorità competenti. Tra i punti principali sui quali si concentra il documento c'è, poi, quello di ridurre il numero totale delle professioni regolamentate in Europa, fatta eccezione per quelle del settore sanitario. Bruxelles, infatti, sottolinea «il numero considerevole» di professioni regolamentate invitando gli stati membri a riconsiderarne la fondatezza della classificazione «al fine di accertare se i titoli e le professioni corrispondano alle medesime competenze e qualifiche» e tenendo conto che «la riduzione del numero totale potrebbe facilitare al mobilità». Infine un'attenzione particolare viene posta sulle competenze linguistiche, considerate elemento cruciale per facilitare l'integrazione del professionista in un altro stato e per assicurare qualità dei servizi, protezione dei consumatori e sicurezza dei pazienti. Per questo si chiede alla Commissione europea e agli stati membri di rivedere i requisiti linguistici per le professioni sanitarie. Insomma un restyling che come spiega Susanna Pisano responsabile desk europeo di Confprofessioni, «costituisce anche un'opportunità per valutare se le condizioni minime di formazione per i professionisti debbano essere aggiornate e se sia necessario prendere in considerazione anche elementi come lo sviluppo professionale continuo. L'obiettivo è solo uno: rendere il processo di riconoscimento trasparente e semplice, cercando di colmare il divario tra le aspettative dei cittadini e la realtà».
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