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Imposta sul valore aggiunto, vigila pure la Corte conti Ue

del 16/11/2011
di: La Redazione
Imposta sul valore aggiunto, vigila pure la Corte conti Ue
Anche la corte dei conti dell'Ue vigila sulla cooperazione tra gli stati nel contrasto delle frodi Iva: il giudice contabile può eseguire presso i vari paesi membri controlli diretti a verificare il rispetto delle disposizioni sulla cooperazione amministrativa in materia di Iva, in particolare il corretto ed efficace trattamento delle richieste di informazione scambiate nel contesto del Vies. Lo stato membro che si sottrae a questi controlli viene meno agli obblighi imposti dal trattato dell'Ue. È quanto statuisce la Corte di giustizia Ue nella sentenza 15 novembre 2011, C-539/09, che ha condannato la Germania per essersi sottratta all'ispezione dei giudici contabili, a proprio avviso non legittimata dal trattato Ue che autorizzerebbe soltanto controlli sulla corretta determinazione da parte degli stati membri del gettito dell'Iva incassato e l'esattezza dei calcoli effettuati per determinare l'importo delle risorse Iva, ma non il controllo sulle strutture delle amministrazioni fiscali nazionali e sui procedimenti di riscossione.

La Corte di giustizia è stata però di diverso avviso. Nella sentenza ha infatti osservato che il sistema delle risorse proprie predisposto in base al trattato è finalizzato, riguardo alle risorse Iva, a istituire un obbligo a carico degli stati membri di mettere a disposizione della Comunità una parte delle somme che essi riscuotono a titolo di Iva, sicché vi è un nesso diretto tra la riscossione del gettito tributario secondo le regole armonizzate e la messa a disposizione del bilancio comunitario delle corrispondenti risorse Iva, perché qualsiasi lacuna nella riscossione del primo si traduce potenzialmente in una riduzione delle seconde. La Corte ricorda inoltre di avere statuito che gli stati membri hanno l'obbligo di garantire una riscossione effettiva delle risorse proprie della Comunità.

Da queste considerazioni deriva che i meccanismi di cooperazione del regolamento n. 1798/2003, avendo il fine di contrastare la frode e l'evasione dell'Iva, sono idonei ad esercitare un'influenza diretta e sostanziale sull'effettiva riscossione del gettito dell'imposta e sulla messa a disposizione del bilancio comunitario delle risorse Iva, per cui la repubblica tedesca, essendosi opposta allo svolgimento, da parte della Corte dei conti, dei controlli sulla cooperazione amministrativa prevista dal citato regolamento, ha violato gli obblighi derivanti dall'art. 248 del trattato.

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