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Valida notifica all'addetto al servizio del contribuente

del 15/11/2011
di: di Debora Alberici
Valida notifica all'addetto al servizio del contribuente
È valida la notifica dell'atto impositivo a persona addetta al servizio del contribuente e l'agente postale non è tenuto a verificare la veridicità della dichiarazione resa da chi ha materialmente ricevuto il plico. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23822 del 14 novembre 2011, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria presentato contro la decisione della Ctr di invalidare un accertamento notificato a mezzo del servizio postale a una persona che si era qualificata come addetto al servizio del contribuente. Insomma l'agente postale non deve neppure verificare la veridicità della dichiarazione resa da chi ha ricevuto il plico. Sul punto la sezione tributaria ha chiarito che «nell'ipotesi di notificazione a mezzo del servizio postale, qualora, per l'impossibilità di effettuare la consegna del piego personalmente al destinatario, lo stesso, ex art. 7, della legge numero 890 del 1982, sia stato come nella specie consegnato nel luogo indicato sulla busta che contiene l'atto e nel rispetto dell'ordine stabilito da detta norma, a persona dichiaratasi addetta «al servizio del destinatario», l'agente postale non è tenuto ad accertare la corrispondenza al vero della dichiarazione, essendo sufficiente che essa concordi con la situazione apparente, consistente nella presenza del consegnatario nei luoghi indicati dalla norma, gravando sul destinatario l'onere di provare l'inesistenza della qualità dichiarata dal consegnatario. Ciò risponde al principio generale per cui l'invalidità della notifica non può essere sostenuta sulla base del solo difetto di rapporto di lavoro subordinato tra consegnatario e destinatario, essendo, invece, sufficiente che esista tra i due una relazione idonea a far presumere che il primo porti a conoscenza del secondo l'atto ricevuto, come si desume dalla generica qualifica di «addetto» richiesta dal legislatore. Dunque, nel caso sottoposto all'esame della Corte la persona che si era qualificata come dipendente non era risultata tale dai registri del lavoro. Ma questa circostanza, dice la Corte, è irrilevante perché, in poche parole, la colf si trovava al posto giusto e nel momento giusto: l'agente delle poste prima di consegnare il plico non avrebbe dovuto verificare la veridicità della dichiarazione resa. Anche la Procura generale ha raggiunto la stessa conclusione chiedendo in udienza di accogliere il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

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