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È truffa simulare la vendita di quote

del 15/11/2011
di: Alba Mancini
È truffa simulare la vendita di quote
Risponde di truffa aggravata ai danni dello Stato il contribuente che simula la cessione di quote societarie per evadere le imposte. Non risponde infatti di frode fiscale perché, in qualità di persona fisica, non è tenuto alle scritture contabili obbligatorie.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 41450 del 14 novembre 2011, ha accolto il ricorso della Procura di Catania contro l'ordinanza del Riesame che aveva disposto il dissequestro di beni, rilevando che non sussisteva la truffa aggravata a carico dei simulatori ma solo la frode fiscale.

Insomma, il fatto che il contribuente non sia obbligato alle scritture contabili rende inapplicabile al caso il principio di specialità e quindi il reato di frode fiscale.

Nonostante questo Piazza Cavour conferma la giurisprudenza sul punto ricordando che «sussiste un rapporto di specialità tra le fattispecie tributarie penali in materia di frode fiscale previste dal dlgs n. 74/2000 e il delitto di truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640, comma secondo, n. L c.p.), salvo che dalla condotta derivi un profitto ulteriore e diverso rispetto all'evasione fiscale quale ad esempio la concessione di pubbliche erogazioni». Nella vicenda sottoposta all'esame della Corte, che la pubblica accusa ha evidenziato l'assenza di elementi necessari per poter configurare la frode fiscale (in particolare, assenza di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie).

D'altra parte l'ordinanza impugnata ha affermato che la fattispecie esattamente nell'ipotesi prevista dall'art. 3 del decreto legislativo 74 del 2000, senza indicare alcuno degli elementi costitutivi della diversa fattispecie criminosa ravvisata nell'imputazione provvisoria atti a configurare l'ipotesi del reato di frode fiscale sopra citata, che per il principio di specialità avrebbe assorbito quello di truffa aggravata ai danni dello Stato.

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