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Chi ha figli paghi di meno

del 12/11/2011
di: di Lucia Basile
Chi ha figli paghi di meno
A seguito del forte interesse riscosso per il convegno nazionale «Se hai dei figli devi pagare meno. Il Fattore Famiglia: strumento di equità fiscale e di rilancio dell'economia - seconda parte», organizzato dalla Lapet in collaborazione con il Forum delle associazioni familiari, testimoniato anche dalla copiosa rassegna stampa pubblicata sul Corriere della Sera, Avvenire, Famiglia Cristiana, ItaliaOggi, torniamo a parlare di fiscalità amica della famiglia, in particolare con una tassazione parametrata al numero dei figli. In tal senso, la ricerca sul Fattore Famiglia, condotta dal Centro studi Lapet e Università Telma-La Sapienza e presentata nell'ambito del convegno del 26 ottobre scorso presso la camera dei deputati a Roma, ha dimostrato come realmente il Fattore Famiglia possa contribuire al rilancio dell'economia italiana. «Oggi si rende necessario porre la famiglia al centro dell'attuale politica economica», ha commentato il presidente nazionale Lapet, Roberto Falcone. «I dati emersi in questi ultimi mesi ci danno ragione. La percentuale di famiglie in condizione di povertà in Italia è pari al 4,6% e la soglia di povertà assoluta cresce col crescere del numero di componenti del nucleo familiare, in particolare con figli minori a carico». Anche Bankitalia ha confermato che la condizione di povertà economica delle famiglie con figli si è aggravata. Infatti le famiglie stanno iniziando a ridurre i consumi anche dei beni primari, con due conseguenze immediate: commercio in forte contrazione e sempre meno giovani investono nella costituzione di una famiglia.

Diversi studi hanno tra l'altro dimostrato che occupazione e fecondità vanno di pari passo. Il nostro paese ha un tasso di fecondità molto basso 1,4 rispetto al 1,9 della media europea e questo rappresenta un fattore negativo per la crescita. Due redditi rendono sicuramente la coppia più sicura e quindi disposta far figli.

«Dalla prima ricerca, presentata ad aprile, è emerso che, con un intervento complessivo pari a 16,9 miliardi di euro, andrebbero al risparmio privato 1,6 mld e 15,3 mld in consumi. questo dimostra quanto la riduzione delle imposte, attraverso il fattore famiglia può contribuire al rilancio dei consumi e di conseguenza dell'occupazione», ha spiegato Falcone. «Infatti secondo la teoria di Keynes se si riducono le tasse, il reddito del paese aumenta in maniera più che proporzionale attivando il cosiddetto moltiplicatore del reddito un meccanismo in grado di rilanciare i consumi e, attraverso di essi, la produzione, l'occupazione e l'intero sistema paese».

L'incremento dipende dal valore della propensione marginale al risparmio ossia quella parte del reddito destinata al consumo. Si è stimato dunque che con un incremento di reddito pari a 100 euro, le famiglie ne spenderebbero 90,4 in consumi. Pertanto la riduzione delle imposte non rappresenta un reale costo per lo stato ma un incremento della ricchezza nazionale pari a 17,6 miliardi di euro. A fronte di una riduzione delle imposte stimata in un valore di 16,9 miliardi di euro applicando il fattore famiglia si otterrebbe un incremento in termini di Iva pari a 3,3 miliardi e Irpef 4,3 miliardi, una crescita in consumi pari a 13,6 miliardi.

Non solo, a livello sociale si otterrebbe una riduzione di 1 milione del numero delle famiglie sotto la soglia della povertà, con un aumento occupazionale di 200-250 mila posti di lavoro.

È chiaro dunque che il Fattore Famiglia rappresenta per il bilancio dello stato un investimento piuttosto che un costo.

«Le prime due ricerche hanno dimostrato la sostenibilità della manovra, gli esperti del nostro centro studi sono già al lavoro per una terza parte che abbia come risultato finale la redazione di una bozza di un disegno di legge da consegnare al legislatore affinché concretamente la famiglia possa essere posta al centro dell'interesse sociale ed economico», ha concluso Falcone.

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