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Cambiale in bianco sugli ordini

del 12/11/2011
di: di Ignazio Marino
Cambiale in bianco sugli ordini
Una cambiale in bianco sulle professioni. La legge di stabilità, in attesa di approvazione definitiva ma ormai intoccabile nei suoi contenuti, infatti, affida al futuro governo la delega di riformare l'attuale disciplina sugli ordinamenti professionali entro 12 mesi attraverso un decreto del presidente della repubblica (cioè un c.d. regolamento di delegificazione). Proprio lo strumento legislativo scelto rappresenta la minaccia più grande per i consigli nazionali. Dato che dentro il dpr dovrebbe finire tutta la nuova disciplina sulle attività intellettuali cancellando quella esistente. Con il rischio che, se il decreto dovesse ritardare, gli ordini potrebbero essere cancellati in una notte.

Sin dalle prime ore dopo l'approvazione in commissione bilancio del senato la norma (si veda ItaliaOggi di ieri, però, è apparsa subito contraddittoria. Tanto da essere già allo studio, secondo quanto risulta a IO, di un costituzionalista che per conto degli ordini starebbe valutando i profili di incostituzionalità della legge. All'orizzonte, infatti, si profila un eccesso di delega (un dpr attuativo farebbe tabula rasa di tutta la disciplina vigente mentre la norma chiede di intervenire solo su alcuni aspetti) e un vizio di forma (un regolamento governativo cancellerebbe, in certi casi, norma di rango superiore come quelle leggi sulle quali esiste una riserva assoluta).

L'ultima previsione sulla riforma. La legge di stabilità cerca di fare chiarezza in materia di riforma delle professioni spiegando (cosa che non aveva fatto con la legge 138/2011) che la delega sarà esercitata con dpr. Uno strumento legislativo più snello per evitare le lungaggini del passaggio parlamentare. Ma intervenire sul comparto degli ordini con un dpr non è cosa facile. Ed è la stessa scheda di lettura al disegno di legge 2968 che lo spiega: «In proposito si rammenta che l'ammissibilità, sotto il profilo costituzionale, del ricorso ai regolamenti di delegificazione è subordinata al fatto che gli stessi intervengano in materia non coperta da riserva assoluta di legge. In questa prospettiva, con specifico riferimento alla materia disciplinare, deve altresì rammentarsi che - come chiarito dalla giurisprudenza costituzionale - per gli ordinamenti professionali anteriori all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana la relativa funzione esercitata a livello centrale normalmente dai consigli nazionali ha conservato carattere giurisdizionale. Con riguardo all'intervento legislativo specificamente considerato, venendo in rilievo innanzitutto la riserva di legge di cui al secondo comma dell'articolo 108 della Costituzione ai sensi della quale la legge assicura l'indipendenza dei giudici delle giurisdizioni speciali, deve ricordarsi che Corte costituzionale n.1 del 1967 ha espressamente qualificato tale riserva come avente carattere assoluto».

Chi rischia di più e chi di meno. Dunque, spiega la scheda di lettura che in certi casi (come sulle professioni disciplinate prima della Costituzione del 1948) esiste una riserva assoluta che non permette di intervenire con un regolamento di delegificazione. Significa che per intervenire su avvocati, medici, notai, attuari geometri e altre cinque professioni servirà una legge ordinaria. In altri casi, come per giornalisti, biologi, assistenti sociali e altre 10 categorie, invece, è possibile intervenire con dpr. In questo ultimo caso l'abrogazione dell'attuale disciplina (con o senza esercizio della delega), sempre in teoria, sarebbe più fattibile. Appare più difficile, invece, che un dpr possa cancellare una legge sulla quale c'è una riserva assoluta.

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