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In pensione a 67 anni dal 2016

del 11/11/2011
di: di Daniele Cirioli
In pensione a 67 anni dal 2016
Per pensionarsi all'età di 67 anni non bisognerà aspettare il 2026. Già nel 2016, infatti, i lavoratori autonomi dovranno attendere quest'età per incassare il primo assegno di pensione: dieci anni prima del traguardo (il 2026) garantito all'Ue. Poi sarà la volta dei dipendenti privati e delle lavoratrici del pubblico impiego, nel 2022; quindi delle lavoratrici autonome nel 2024, e infine delle lavoratrici dipendenti nel 2025. È quanto evidenzia la relazione tecnica al maxiemendamento del governo al ddl di stabilità 2012.

Finestre e speranza di vita. I requisiti per la pensione sono influenzati da due elementi: speranza di vita e finestra di pensionamento. La prima, che entrerà in vigore il 2013, è un meccanismo di aggiornamento automatico del requisito di età; in pratica, ogni tre anni l'Istat misurerà la probabilità di vita che resta a chi ha 65 anni e, se questa aumenta, l'incremento eleverà il requisito d'età per la pensione. La relazione al maxiemendamento dà una stima di questa speranza di vita: nel 2013 dovrebbe produrre un incremento di tre mesi del requisito d'età per la pensione, nel 2016 di altri quattro mesi, e così nel 2019, 2022, 2025, 2028 e 2031 per poi riscendere a tre mesi nei trienni successivi. Quanto al secondo elemento, la finestra determina la data di effettiva decorrenza della pensione, una volta maturato il diritto; ha misura fissa di 12 mesi (dipendenti) e 18 mesi (autonomi).

Pensione di vecchiaia. È la pensione ordinaria. Il diritto si matura con 20 anni di contributi (sistema retributivo), ovvero cinque anni per chi ha cominciato a lavorare dal 1996 (sistema contributivo), e un'età di 65 anni per gli uomini, 61 anni per le donne del pubblico (65 anni dal 2012) e di 60 anni per le donne del privato (crescerà dal 2014 per arrivare a 65 anni nel 2024). Dal 2013 il requisito d'età sarà soggetto alla speranza di vita; la relazione al maxiemendamento dà una stima dell'evolversi, tenendo conto anche delle finestre. In pratica, se oggi un dipendente incassa la pensione a 66 anni (a 65 matura il diritto, poi attende un anno per la finestra), nel 2021 la incasserà a 66 anni e 11 mesi e nel 2022 a 67 anni e tre mesi. Va molto peggio agli autonomi; oggi, infatti, incassano la pensione a 66 anni e 6 mesi (a 65 anni il diritto, poi attendono un anno e mezzo per la finestra), nel 2015 la incasseranno a 66 anni e 9 mesi e nel 2016 a 67 anni e un mese. Va meglio alle lavoratrici, dipendenti e autonome, del privato; le prime, che oggi vanno in pensione a 61 anni, dovranno aspettare il 2024 per vedersi elevare l'età a 67 anni e 4 mesi; le autonome, che oggi vanno in pensione a 61 anni e sei mesi, nel 2024 andranno in pensione a 67 anni. Le stime del governo arrivano fino al 2050, quando tutti i dipendenti, pubblici e privati, donne e uomini, andranno in pensione a 69 anni e 10 mesi, mentre gli autonomi, uomini e donne, a 70 anni e 4 mesi.

Pensione di anzianità. È la pensione anticipata, per evitare le età per la vecchiaia. Si ha diritto in questi casi: con un'anzianità contributiva di almeno 40 anni (a qualunque età), oppure in presenza di almeno 35 anni di contributi e un'età che dai 60 anni del 2010 salirà a 62 anni dal 2013 per i dipendenti e da 61 anni del 2010 a 63 anni dal 2013 per gli autonomi (è possibile abbassare l'età di un anno, ma il minimo di contributi passa a 36 anni). In base alla stima della relazione al maxiemendamento, se oggi un dipendente, pubblico e privato, incassa la pensione di anzianità a 61/62 anni (con 35/36 anni di contributi), nel 2021 la incasserà a 62/63 anni e 11 mesi e nel 2050 a 65/66 anni e 10 mesi. Vanno peggio gli autonomi, con un anno in più di attesa.

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