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Il compenso lo decide il mercato

del 10/11/2011
di: di Ignazio Marino
Il compenso lo decide il mercato
Professionista e cliente contratteranno il compenso della prestazione in maniera totalmente libera. Il tariffario, approvato dal ministero della giustizia, non avrà valore nemmeno come punto di riferimento. E' questa l'ultima novità in materia di professioni contenuta nella bozza di emendamento alla legge di stabilità. Resta, invece, invariata la delega di 12 per il restyling complessivo della disciplina ordinistica. Mentre entro sei mesi arriverà la normativa di dettaglio per le società tra professionisti. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Tariffe. L'emendamento in questione conferma che il corrispettivo del contratto di prestazione d'opera professionale dovrà essere pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale. In ragione di una maggiore trasparenza, il professionista sarà tenuto a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico. Il professionista nel proporre la sua parcella però non potrà più fare riferimento al tariffario approvato dal ministero della giustizia nemmeno a titolo meramente indicativo. Al contrario, il tariffario avrà il suo valore in caso di mancata determinazione consensuale del compenso oppure quando il committente e' un ente pubblico. O ancora in caso di liquidazione giudiziale dei compensi (ovvero nel caso in cui il giudice è chiamato a definire le spese legali per la parte soccombente in un processo) e quando la prestazione professionale è resa nell'interesse dei terzi (ovvero nel caso dei consulenti tecnici d'ufficio).

Società fra professionisti. In linea con le altre bozze circolate nei giorni scorsi, anche con la legge di stabilità si conferma la volontà del legislatore di esplorare nuove forme di esercizio dell'attività professionale e tra queste vi è sicuramente quella societaria, soprattutto in un periodo di crisi economica che richiede sinergie e multidisciplinarità e la necessità di individuare strumenti in grado contrastare la concorrenza esercitata da soggetti professionali stabiliti in altri Paesi Ue più attrezzati sul piano delle disponibilità finanziarie e strumentali. Dunque l'esercizio delle attività intellettuali potrà avvenire tramite società partecipate non solo da professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi (purché in possesso del titolo di studio abilitante) ma anche da soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche o con una partecipazione minoritaria, o per finalità di investimento. Ma non solo. «I professionisti soci saranno tenuti all'osservanza del codice deontologico del proprio albo, così come la società sarà soggetta al regime disciplinare dell'ordine al quale risulterà iscritta». L'emendamento in questione, però, non lascia la previsione senza una data ma fissa in sei mesi il tempo in cui il ministro dello sviluppo economico dovrà adottare un regolamento per disciplinare la materia.

Riforma delle professioni. Confermato il restyling organico della disciplina degli ordini e dei collegi entro 12 mesi dall'approvazione della legge. Restano invariati i principi da seguire e già indicati nella manovra di fine agosto (legge 148/2011): difesa dell'esame di stato, libertà di accesso agli ordini, istituzione di un equo compenso per i tirocinanti ecc. Risulta poco chiara, invece, la previsione di fare tabula rasa delle norme vigenti sugli ordini professionali con l'entrata in vigore della futura riforma (fra 12 mesi). In quanto gli ordini o i collegi non sono stati istituiti con un'unica legge ma con diversi provvedimenti legislativi anche di rango diverso. E la futura riforma dovrebbe raccordare tutte le disposizioni per tutte le professioni.

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