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L'Enpam apre il cantiere riforma

del 09/11/2011
di: di Ignazio Marino
L'Enpam apre il cantiere riforma
L'Enpam apre il cantiere della riforma e guarda al sistema contributivo. In futuro i medici italiani andranno in pensione più tardi e dovranno pagare contributi più alti. L'ente di previdenza dei medici, infatti, ha messo a punto gli interventi che mirano a portare la Fondazione a garantirsi una sostenibilità dei conti trentennale che, come emerge dall'ultimo bilancio tecnico al 31/12/2009, oggi non c'è. L'intervento più vicino è quello del 2013 con l'aumento graduale dell'età della pensione ordinaria di vecchiaia. Il requisito, che è attualmente di 65 anni, verrà aumentato di sei mesi ogni anno fino ad arrivare a 68 anni nel 2018. (il nuovo requisito sarà quindi di 65 anni e sei mesi nel 2013, 66 anni nel 2014, 66 anni e sei mesi nel 2015, a 67 anni nel 2016, a 67 e mezzo nel 2017 e 68 anni dal 2018 in poi). Sempre dal 2013, entreranno in vigore anche i nuovi coefficienti di adeguamento all'aspettativa di vita definiti secondo parametri attuariali. In sostanza, i contributi versati dopo il compimento dell'età della pensione varranno il 20% in più. A ogni modo, resterà possibile andare in pensione anticipata (a partire dai 58 anni con 35 anni di contributi). Ma chi sceglierà quest'opzione avrà una riduzione rispetto alla pensione ordinaria perché percepirà l'assegno per un numero di anni superiore. Dal 1° gennaio 2015 è previsto, poi, un graduale innalzamento dell'aliquota contributiva. Per questo aumento bisognerà attendere in quanto la Finanziaria 2010 ha bloccato le convenzioni (cioè i «Ccnl» dei medici convenzionati) fino a tutto il 2014. «Un aumento dei contributi prima di quella data», spiegano dalla Fondazione, «significherebbe ridurre la busta paga dei medici, cosa che l'Enpam non vuole fare». Ecco il report dell'Enpam che spiega come e quanto cambierà la previdenza degli iscritti all'ente.

Fondo generale. La cosiddetta «quota A» è la contribuzione a cui sono soggetti tutti i medici e gli odontoiatri iscritti all'albo (348.846), indipendentemente dalla loro attività lavorativa. La contribuzione rimarrà contenuta (attualmente varia tra 189 euro e 1.270 euro all'anno, a seconda dell'età e del reddito dell'iscritto) ma è ipotizzata una riduzione dell'aliquota di rendimento oppure il passaggio al sistema contributivo. Questo metodo modificherebbe il meccanismo di determinazione della pensione di base (attualmente 199 euro al mese, in media) che è tuttavia solo uno dei benefici connessi a questo contributo. Con la Quota A infatti si finanziano anche gli interventi assistenziali (per esempio sussidi straordinari una tantum o in caso di calamità naturali, indennità di maternità ecc.) e si assicura una pensione minima di quasi 14 mila euro l'anno in caso di invalidità assoluta e permanente (senza alcun requisito di anzianità contributiva).

Fondo della libera professione. La cosiddetta «quota B» è la contribuzione a cui sono soggetti 151.948 medici e odontoiatri attivi. La bozza prevede un lieve aumento dell'aliquota contributiva che salirà di un punto percentuale all'anno a partire dal 2015, passando dall'attuale 12,5% al 22% del 2024. L'ipotesi di partenza è di portare il coefficiente di rendimento da 1,75 a 1,5. Per i professionisti iscritti a un'altra forma di previdenza obbligatoria (per esempio: i dipendenti ospedalieri) verrà mantenuta la possibilità di pagare un'aliquota ridotta. La proposta di riforma prevede anche che i medici e i dentisti libero professionisti possano andare in pensione anticipata (pensione di anzianità), facoltà che finora non era loro concessa. La misura, in controtendenza rispetto al sistema pubblico, è resa possibile dal nuovi parametri attuariali studiati dall'Enpam. Infatti, se l'assegno viene diminuito secondo un coefficiente che riflette la maggiore aspettativa di vita residua, chi va in pensione di anzianità non provoca un esborso supplementare per le casse dell'ente di previdenza.

Fondo della medicina generale. La bozza prevede per i 68.670 medici attivi un aumento dell'aliquota contributiva dell'1% annuo a partire dal 2015 fino ad arrivare al 26% nel 2024 (o 2025 per i pediatri). A regime l'aliquota di rendimento verrà ridotta a 1,4.

Fondo degli specialisti ambulatoriali. Dal 2015 i 17.720 specialisti ambulatoriali in convenzione vedranno la loro aliquota contributiva aumentare dell'1% annuo fino a raggiungere il 32% nel 2022. Ciò significa che l'aliquota verrà allineata a quella dei colleghi dipendenti (che pagano all'incirca il 33%). Il coefficiente di rendimento rimarrà stabile al 2,25. Per gli specialisti ambulatoriali dipendenti che hanno mantenuto l'iscrizione all'Enpam vedranno il loro coefficiente di rendimento scendere progressivamente a 2,3.

Fondo degli specialisti esterni. Per questo fondo, che conta 905 medici convenzionati a titolo individuale e 5.724 società, è previsto il passaggio al sistema contributivo. Il fondo, a causa di cambiamenti contrattuali e legislativi, è in passivo. Nel 2010, in verità, l'Enpam è riuscito a ridurre il deficit di questo fondo grazie a un'intensificazione dell'attività ispettiva e al recupero di crediti nei confronti di società inadempienti. Tuttavia, la sorte del fondo degli specialisti esterni dimostra che il progressivo aumento dell'esercizio in forma societaria delle professioni sanitarie presenta dei rischi per il futuro previdenziale dei medici e degli odontoiatri.

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