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Giornalisti, dai ministeri ok alla riforma previdenziale

del 09/11/2011
di: Ignazio Marino
Giornalisti, dai ministeri ok alla riforma previdenziale
Ok alla riforma della previdenza dei giornalisti. I ministeri vigilanti hanno, infatti, dato il via libera all'aumento dell'aliquota contributiva per l'assicurazione di invalidità, vecchiaia e superstiti a carico dei datori di lavoro, alla concessione di sgravi contributivi per gli editori che decidono nuove assunzioni e all'aumento graduale dell'età pensionabile delle donne. Lo ha reso noto nella giornata di ieri lo stesso Istituto guidato da Andrea Camporese sul proprio sito internet (www.inpgi.it). Diventano quindi operativi, secondo le diverse decorrenze previste, i tre provvedimenti deliberati dal consiglio di amministrazione dell'Inpgi lo scorso 15 luglio. Che permetteranno anche il miglioramento della sostenibilità dell'ente di previdenza nel lungo periodo. Nel dettaglio, l'aumento contributivo a carico delle aziende sarà di tre punti percentuali nei prossimi cinque anni, tra gennaio 2012 e dicembre 2016. L'età pensionabile delle donne sarà aumentata progressivamente a 65 anni nell'arco di dieci anni, tra luglio 2012 e dicembre 2021, ma le giornaliste che vorranno andare in pensione a 60 anni potranno comunque farlo e, nel periodo transitorio fino al 2020, avranno penalizzazioni ridotte. Gli sgravi contributivi, immediatamente operativi per i prossimi tre anni solo per le nuove assunzioni a tempo indeterminato, comporteranno una riduzione del costo del lavoro del 60% per effetto della riduzione di 12 punti percentuali dell'aliquota Ivs. I provvedimenti adottati saranno oggetto, nei prossimi giorni, di circolari dettagliate e inviate a tutte le aziende e pubblicati sul sito. Il presidente Camporese al momento del varo della manovra aveva sottolineato la ineludibilità di una riforma che incidesse positivamente sul bilancio attuariale, in modo da ridurre significativamente quasi fino a scomparire la profonda «gobba» previdenziale prevista tra il 2020 e il 2040. «Sono consapevole», spiega Camporese, «che le difficoltà derivanti dal perdurare della crisi economica del settore editoriale non sono finite, ma credo che in questa occasione si sia dimostrato che l'Istituto e l'intero sistema sono dotati degli strumenti e delle capacità necessarie per poter affrontare anche le prove più difficili».

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