Consulenza o Preventivo Gratuito

Distacco personale, Iva detratta

del 08/11/2011
di: di Debora Alberici
Distacco personale, Iva detratta
Ha diritto alla detrazione Iva l'azienda che riceve da un'altra impresa del personale distaccato solo nel caso in cui questa rimborsi una somma superiore o inferiore (magari in misura forfetaria) rispetto alle retribuzioni e agli altri oneri previdenziali e contrattuali gravanti sul distaccante.

A questa conclusione sono giunte le sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza numero 23021 del 7 novembre 2011, hanno respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che aveva negato la detrazione Iva a un'azienda distaccataria di personale di una multinazionale e per il quale non aveva corrisposto un rimborso pari al costo di tale personale ma soltanto una somma forfetaria (almeno questo era quanto risultava dagli atti).

Il Massimo consesso di Piazza Cavour, facendo i conti con la circostanza che il decreto Biagi nulla ha disposto circa il regime fiscale del distacco di personale, ha concluso che «il comma 35 dell'art. 8 della legge n. 67/1988 deve essere inteso nel senso che il distacco di personale è irrilevante ai fini dell'Iva soltanto se la controprestazione del distaccatario consista nel rimborso di una somma esattamente pari alle retribuzioni e agli altri oneri previdenziali e contrattuali gravanti sul distaccante».

A proposito della cosiddetta legge Biagi il Collegio esteso ha premesso che il dlgs 276 del 2003 si è limitato a definire e disciplinare gli aspetti civilistici del distacco di personale senza occuparsi contestualmente di quelli tributari che quindi, ancora oggi, continuano a essere regolati dal comma 35 della legge n. 67 del 1988.

Poi la Cassazione dà conto dei contrasti nati sulla questione all'interno del Palazzaccio: in altre due occasioni la sezione tributaria aveva raggiunto conclusioni difformi (sentenze nn. 19129 e 1932 del 2010) che non sono sembrate a quest'ultimo Collegio convincenti né per quanto riguarda la non assoggettabilità a Iva dei rimborsi inferiori ai costi (in quanto finisce, essa sì, con l'assegnare alla norma un significato e uno scopo diversi da quelli voluti dal legislatore), né per quanto concerne il trattamento dei rimborsi superiori, rispetto ai quali l'imposta dovrebbe essere applicata soltanto sulla quota eccedente i costi.

Il caso riguarda un'azienda di software che aveva chiesto a una multinazionale del personale (distacco). Questa aveva corrisposto un prezzo forfetario e quindi non esattamente equivalente ai costi sostenuti dalla distaccante.

Per questo aveva sostenuto che si trattasse di un servizio e aveva scaricato il costo dell'Iva che la multinazionale aveva fatturato.

L'ufficio delle imposte aveva però negato il beneficio sostenendo che l'operazione era esente dal tributo e che quindi il 20% dell'importo avrebbe dovuto essere chiesto indietro alla distaccante. Una tesi, questa, che è stata accolta dalla Ctp ma non in secondo grado. Infatti, la Ctr ha aderito alla tesi della contribuente respingendo il gravame dell'amministrazione finanziaria. Ora le sezioni unite civili della Suprema corte hanno reso definitivo il verdetto.

vota