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Linea dura sulla falcidia dell'Iva

del 05/11/2011
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Linea dura sulla falcidia dell'Iva
Linea dura della Cassazione sulla falcidia dell'Iva. Non può essere omologato il concordato preventivo se l'azienda in crisi non ha posto in essere la transazione con il fisco. Il si dell'amministrazione non è necessario, invece, per gli altri crediti di imposta.

Lo ha stabilito la Suprema Corte di cassazione che, con la sentenza numero 22931 depositata il 4 novembre 2011, ha accolto il primo motivo presentato dal Ministero delle Finanze e respinto il secondo.

La controversia riguarda un'omologazione di concordato preventivo con falcidia dell'Iva chiesta dall'azienda in crisi senza la transazione con il fisco.

I giudici di merito avevano comunque deciso per l'omologazione della procedura concorsuale. Contro questa decisione l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione. Nulla da fare sul primo motivo.

Per la prima sezione civile, infatti, sui tributi diversi dall'Iva non è necessario il consenso delle Entrate. Tutto cambia sull'imposta sul valore aggiunto. Qui l'ago della bilancia non è, come nel primo caso, il giusto processo e la necessità di evitare nuovi contenziosi ma quando si parla di Iva entrano in gioco interessi che varcano i confini italiani.

Infatti, questa imposta è armonizzata e gli Stati dell'unione europea non sono esenti da vincoli.

In più nel 2008 l'articolo 182 delle legge fallimentare è stato cambiato con l'introduzione della norme secondo cui con riguardo all'Iva «la proposta può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento».

Insomma «la disposizione ha troncato la discussione in corso circa la ricomprensione o no dell'Iva tra i tributi costituenti risorse proprie dell'unione europei esclusi dalla possibilità di falcidia fin dall'originaria formulazione della norma e ritiene il Collegio che la stessa, in realtà, si ponga su di un piano di continuità con il primitivo dettato legislativo (per l'analogo rapporto tra riforma e decreto correttivo) chiarendone e confermandone l'interpretazione e che quindi pure questo si riferisse anche all'Iva, dovendosi intendere il richiamo al tributo come risorsa riferito non già al gettito effettivo (venendo in realtà il contributo per Iva calcolato prescindendo da questo) bensì alla specie di tributo individuata quale parametro per il trasferimento di risorse all'Unione e la cui gestione, sia normativa che esecutiva, è di interesse comunitario e come tale sottoposta a vincoli. Da ciò consegue la non predicabilità della esclusione della falcidia dell'Iva anche per i concordati cui non sia applicabile ratione temporis la recente modifica legislativa sul punto».

D'altronde l'obbligo dell'integrale (anche se dilazionato) pagamento dell'Iva non comporta «l'inderogabile accoglimento della pretesa fiscale in quanto nell'ambito del concordato senza transazione fiscale resta ferma la facoltà del contribuente di opporsi alla stessa, così che è solo l'imposta definitivamente accertata che è soggetta al vincolo richiamato».

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