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Così nasce lo Statuto delle imprese

del 04/11/2011
di: Pagina a cura di Luigi Chiarello e Andrea Mascolini
Così nasce lo Statuto delle imprese
Procedure più flessibili per l'affidamento di incarichi di progettazione e altri servizi tecnici fino alla soglia comunitaria dei 193 mila euro; tutelate, anche con sanzioni dell'Antitrust, le piccole e medie imprese in caso di ritardi nei pagamenti da parte delle grandi imprese; recepimento anticipato della direttiva europea; associazioni di categoria obbligate al codice etico «antimafia» e legittimate ad agire in giudizio; incentivi alla partecipazione delle piccole e medie imprese agli appalti pubblici; istituito il garante delle pmi.

Sono questi alcuni dei contenuti della legge sullo statuto delle imprese, approvata ieri, in via definitiva, dalla Camera dei deputati. Provvedimento, che garantirà la piena applicazione dello «Small Business Act» per l'Europa, voluto dalla Commissione europea nel 2008 e che si pone l'obiettivo generale di tutelare gli interessi delle piccole e medie imprese, sia sul fronte dei rapporti privati, sia rispetto ai rapporti con la pubblica amministrazione.

Fra le diverse novità spicca una nuova modifica al Codice dei contratti pubblici con la quale si porta a 125 mila euro (per le amministrazioni centrali dello Stato) e a 193 mila euro per tutte le altre stazioni appaltanti, la soglia fino alla quale è ammesso scegliere progettisti, direttori dei lavori, coordinatore per la sicurezza e collaudatori con una gara informale, previo invito di cinque soggetti.

Si va, quindi, a toccare l'articolo 91, comma 1 del Codice dei contratti pubblici (dlgs. 163/2006) che, rinviando all'articolo 57, comma 6 del Codice stesso, prevedeva fino ad oggi la scelta con cinque inviti solo fino a 100 mila euro.

Dall'entrata in vigore della legge questa possibilità sarà ammessa fino alla soglia comunitaria dei 193 mila euro, introducendo quindi una procedura molto meno trasparente e più discrezionale.

La materia è anche trattata nel regolamento del Codice dei contratti (dpr 207/2010) ove si invitano le stazioni appaltanti a scegliere i cinque offerenti attingendo ad elenchi di operatori economici costituiti ad hoc o tramite avviso di gara, con procedura semplificata. Questo regolamento raccomanda anche la rotazione degli incarichi e suggerisce di scegliere fra i cinque soggetti invitati anche con sorteggio.

L'intervento normativo si somma al precedente ritocco apportato dal decreto-legge 70/2011 che ha portato da 20 mila a 40 mila euro il tetto fino al quale le stazioni appaltanti potranno scegliere fiduciariamente, in via diretta, l'affidatario dei servizi.

Per quel che riguarda l'accesso al mercato delle piccole e medie imprese il testo interviene soprattutto sugli appalti pubblici, ad esempio invitando le stazioni appaltanti a procedere alla suddivisione degli appalti in più lotti o lavorazioni, ammettendo il subappalto e garantendo la corresponsione diretta dei pagamenti da effettuare tramite bonifico bancario.

Al di là di un generica disposizione a favore delle aggregazioni (raggruppamenti temporanee, consorzi e reti di impresa) per partecipare alle gare, il testo con specifico riferimento ai contratti stipulati da enti locali sotto i 5 mila abitanti, prevede un favor per le imprese che hanno la sede nelle aree dove devono essere realizzate opere compensative relative a grandi infrastrutture, garantendo l'accesso privilegiato alle pmi del luogo.

Viene inoltre previsto, per tutti gli appalti relativi a piccole e medie imprese, che la prova dei requisiti sia effettuata solo dall'aggiudicatario dell'appalto; una più ampia autocertificazione dei requisiti con il divieto di chiedere documenti già in possesso dell'Amministrazione; il divieto di richiesta di requisiti sproporzionati rispetto all'oggetto dell'appalto. Per i servizi pubblici relativi a negli locali fino a 5 mila abitanti, si precisa inoltre che devono essere individuati lotti adeguati all'entità del servizio e devono essere definiti ambiti di servizio compatibili con le caratteristiche della comunità locale. Venendo invece al profilo della tutela dei rapporti commerciali delle imprese, il testo, nell'ambito della delega a recepire la nuova direttiva europea sui ritardati pagamenti (la legge 77/2010) prevede interventi dell'Antitrust con diffide e sanzioni relativamente a comportamenti illeciti messi in atto da grandi imprese nei confronti delle piccole e mede imprese.

Si stabilisce, inoltre, che la direttiva debba essere recepita per limitare soprattutto degli effetti negativi della posizione dominante di imprese sui propri fornitori o sulle imprese subcommittenti, in particolare nel caso in cui si tratti di micro, piccole e medie imprese. Nella discussione parlamentare sono però sparite, su richiesta del Governo e della Ragioneria generale dello stato, le norme che riguardano la tutela delle imprese verso i ritardi nei pagamenti delle amministrazioni.

Sul fronte dell'azione amministrativa il testo persegue l'obiettivo di garantire il diritto dell'impresa a operare in un contesto normativo certo e in un quadro di servizi pubblici tempestivi e di qualità, riducendo al minimo i margini di discrezionalità amministrativa. Prevista, come indicazione generale per le amministrazioni, l'eliminazione degli oneri meramente formali e burocratici relativi all'avvio dell'attività imprenditoriale e all'instaurazione dei rapporti di lavoro nel settore privato, nonché degli obblighi e degli adempimenti non sostanziali a carico dei lavoratori e delle imprese.

Sul piano legislativo sarà sempre richiesta una valutazione sull'impatto di nuove norme legislative, regolamentari, anche fiscali, rispetto alle piccole e medie imprese.

La legge sullo statuto delle imprese introduce anche un altro strumento: la legge annuale per le pmi. Essa avrà il compito di stabilire, anno per anno, quali norme introdurre per migliorare l'efficacia delle tutele apprestate dalla normativa nazionale ed europea. In materia, viene anche istituito il garante delle piccole e medie imprese, presso il ministero dello sviluppo economico, con funzioni di monitoraggio e controllo delle politiche legislative e del rispetto delle disposizioni nazionali ed europee.

Presso il garante viene anche previsto un Tavolo di coordinamento con le associazioni di categoria.

Infine, sancita la piena libertà di associazione, la nuova legge impone alle associazioni di categoria di integrare i propri statuti con un codice etico che contenga il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali e con soggetti che attuano comportamenti contrari alla legge.

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