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Stock option, l'addizionale mette in scacco le holding

del 04/11/2011
di: Alessandro Felicioni
Stock option, l'addizionale mette in scacco le holding
L'addizionale su bonus e stock options di dirigenti e collaboratori mette in scacco le holding industriali; l'inclusione di tali soggetti tra quelli destinatari delle misure adottate nell'estate del 2010 e inasprite con la manovra di luglio di quest'anno penalizza eccessivamente dirigenti e collaboratori di società che, a rigore, non andrebbero ricomprese in quel settore finanziario individuato inizialmente come destinatario principale della disciplina; l'Assonime, con circolare n. 27 del 28 ottobre 2011 torna sull'applicazione del nuovo prelievo istituito sulla componente variabile delle retribuzioni corrisposte a soggetti apicali e non di società appartenente, appunto, al settore finanziario. L'art. 33 del dl 78/2010, convertito con modificazioni dalla legge 122/2010, ha introdotto un'addizionale del 10% sui compensi erogati sotto forma di bonus e stock options ai dirigenti e ai collaboratori coordinati e continuativi operanti nel settore finanziario che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione erogata. Successivamente, con la manovra estiva del 2011, in sede di conversione del dl 98/2011 (legge 111/2011), la misura è stata inasprita, prevedendo che l'addizionale del 10 per cento sia dovuta sulla parte degli emolumenti variabili (sotto forma di bonus e stock option) «che eccede l'importo corrispondente alla parte fissa della retribuzione», e non già sull'eccedenza rispetto al triplo di quest'ultima.

L'addizionale in questione è del tutto svincolata dall'ordinaria tassazione diretta dei soggetti coinvolti: in particolare il prelievo aggiuntivo non può essere utilizzato per far valere le eventuali detrazioni d'imposta, non rileva nella determinazione dell'aliquota media da applicare ai fini della tassazione separata e non rileva ai fini del limite entro cui può essere fruito il credito per le imposte versate all'estero. Un primo problema interpretativo, non risolto ma addirittura amplificato dai documenti di prassi emanati dall'Agenzia, attiene all'applicabilità della disciplina ai collaboratori; la circolare 4/E/2011 non chiarisce infatti se la norma si applichi a tutti i collaboratori titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa o solo a quei parasubordinati che occupino un ruolo apicale (amministratori) all'interno della società.

Il problema principale relativo all'applicazione della norma è però legato alle società interessate dal prelievo aggiuntivo; tra queste l'Agenzia fa rientrare le holding industriali, ossia quelle che gestiscono in maniera non esclusiva partecipazioni in società finanziarie creditizie o industriali. L'Assonime critica tale impostazione che non corrisponde né alle finalità della norma, come delineate dalla relazione illustrativa al provvedimento né alla nuova nozione di intermediari finanziari così come riscritta dal dlgs 218/2010. Dal punto di vista oggettivo la circolare evidenzia che il susseguirsi delle disposizioni relative al prelievo aggiuntivo non sembra adeguatamente coordinato. L'aggravio del prelievo introdotto con la manovra estiva di quest'anno si concretizza nel confrontare, al fine di tassare l'eccedenza, la remunerazione variabile con la remunerazione fissa e non già con il triplo del suo importo. Normativamente però la lettura della disposizione sembrerebbe aver mantenuto il presupposto di applicazione, ossia il fatto che il compenso variabile superi quello fisso di almeno tre volte.

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