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Illegittima la variante al Prg se il sindaco è in commissione

del 03/11/2011
di: La Redazione
Illegittima la variante al Prg se il sindaco è in commissione
La variante al piano regolatore è illegittima quando il sindaco presiede la commissione edilizia. Così facendo il primo cittadino finisce per inficiare l'atto poi adottato creando un'indebita commistione fra la politica e un organo di natura squisitamente tecnica. Lo chiarisce la sentenza 5695/11, pubblicata il 24 ottobre 2011 dalla quarta sezione del Consiglio di stato. I giudici hanno bocciato il ricorso della giunta municipale confermando la sentenza del Tar. Lo statuto del comune non può derogare a un principio fondamentale nell'ordinamento degli enti locali come quello della distinzione fra atti d'indirizzo, affidati alla politica, e atti di gestione, di competenza dell'amministrazione. Alcuni cittadini ottengono lo stop alle ruspe, laddove i parcheggi e il percorso fitness relativi all'area verde da creare in origine risultano già realizzati. La giunta, infatti, è troppo frettolosa nel dare il via alla variante urbanistica che doveva consentire la lottizzazione: la presenza del sindaco nell'organo consultivo dell'ente configura un conflitto d'interessi vero e proprio. L'entrata in vigore del nuovo Testo unico in materia urbanistica, ricordano i giudici di palazzo Spada, ha reso facoltativa l'istituzione della commissione edilizia da parte dell'amministrazione locale. Nessun dubbio resta sulla vera natura dell'organo: si tratta di un pool di tecnici che ha il compito di esprimere pareri in materia amministrativa, edilizia, sanitaria, ambientale, senza l'adozione di alcuna scelta di indole politica. Inutile, per l'amministrazione, eccepire che nella fattispecie l'organo consultivo dell'amministrazione non si sarebbe espressa nell'ambito di un procedimento autorizzativo edilizio – nel quale, sempre secondo la difesa comunale, sarebbe pacificamente esclusa qualsiasi competenza politica – ma nell'ambito di un procedimento di pianificazione urbanistica, caratterizzato per contro da ampi profili di discrezionalità politica e nel quale non sarebbe pertanto ravvisabile alcun conflitto di interessi. Confermate le valutazioni secondo cui il dlgs 267/00 ha individuato in modo netto gli organi competenti ad emanare gli atti di indirizzo (consiglio comunale, giunta comunale e sindaco) e quelli competenti all'emanazione degli atti di gestione (dirigenti comunali).

Poi, con più specifico riferimento alla Commissione edilizia comunale, la giurisprudenza ha chiarito che, anche a seguito dell'entrata in vigore del nuovo T.u. in materia urbanistica, non può più far parte della stessa il sindaco in quanto organo politico.

Dario Ferrara

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