Consulenza o Preventivo Gratuito

Participation exemption, due diligence deducibile

del 03/11/2011
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Participation exemption, due diligence deducibile
Fisco super soft sulle operazioni in participation exemption. Sono deducibili dal reddito i costi della due diligence contabile e fiscale e tutti gli altri costi legati alle attività preparatorie, sostenuti nell'ambito di una cessione di partecipazione ricompresa nel regime speciale di esenzione.

Lo afferma la Ctr Lazio nella sentenza 225/37/11 depositata lo scorso 27 settembre. Una pronuncia, questa, che ribaltando il primo grado di giudizio, fa un po' di chiarezza all'interno di un impianto normativo che la stessa Commissione non esita a definire «lacunoso sul piano sostanziale» e addirittura «ermetico su quello lessicale».

La questione ruotava attorno alla presunta indeducibilità di taluni costi sostenuti da una società del gruppo Italpetroli (già gruppo Sensi) nell'ambito di una cessione di partecipazione ad altra società di capitali; l'operazione dava luogo all'insorgenza di una plusvalenza esente secondo il regime della «participation exemption», introdotto con la legge delega n. 80 del 2003 e contenuto nell'articolo 87 del Tuir (dpr 917/86). Questa disciplina speciale prevede che le plusvalenze realizzate nell'ambito di cessioni di partecipazioni non concorrano alla formazione del reddito imponibile nella misura del 95%, se vengono rispettati alcuni requisiti (iscrizione tra le immobilizzazioni finanziarie, possesso ininterrotto per almeno un anno, effettivo esercizio di attività commerciale della partecipata, residenza non black list).

I componenti negativi di cui l'Agenzia delle entrate contestava la deducibilità erano relativi a consulenze e servizi d'impresa e compensi a liberi professionisti; tali costi erano, nello specifico, riconducibili ad una due diligence contabile e fiscale, operata ai fini della valutazione patrimoniale della partecipazione da cedere. La tesi dell'amministrazione finanziaria si faceva forza della disposizione contenuta nell'articolo 4, lettera e), della legge n. 80/2003, secondo cui i costi direttamente connessi con la cessione di partecipazioni che si qualifichino per l'esenzione devono essere considerati indeducibili. Nel primo stadio del giudizio tributario, la Ctp di Roma dava credito alla verifica operata dall'amministrazione, respingendo il ricorso della società. Completamente differenti gli esiti del giudizio di seconde cure, riscontrabili nella sentenza in commento. Operata, in via preventiva, una critica al sistema normativo che regola la fattispecie («lacunoso» ed «ermetico») la Ctr accoglie le doglianze sollevate nell'atto di appello facendo riferimento principalmente alla Relazione Illustrativa della legge delega 80/2003. Con la locuzione «costi direttamente connessi con la cessione di partecipazioni esenti» devono intendersi, secondo il collegio romano, quei costi «riferibili agli oneri accessori sostenuti in occasione della cessione (spese notarili, provvigioni a mediatori e simili)» e non anche quelle spese sostenute nell'ambito delle attività preparatorie alla cessione. «Si tratta», prosegue la Ctr, «di spese necessarie, senza le quali non si sarebbe realizzato alcun accordo, ma non per questo possono considerarsi «oneri accessori sostenuti in occasione della cessione», non essendo stati sostenuti «in occasione» della cessione bensì quale suo presupposto».

vota