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Differimento a ostacoli nel processo tributario

del 03/11/2011
di: Debora Alberici
Differimento a ostacoli nel processo tributario
Nel processo tributario, a differenza di quello penale, l'udienza non può essere differita per legittimo impedimento del difensore a meno che non venga provata anche l'impossibilità della sostituzione.

Lo ha ribadito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 22713 del 2 novembre 2011, ha respinto il ricorso di una piccola azienda che, dopo aver aderito al condono, aveva ricevuto un ulteriore accertamento.

Sulla questione procedurale, esaminata dalla sezione tributaria in via preliminare, gli Ermellini hanno concluso che nel processo tributario non è rinvenibile «un principio (esistente nel processo penale) che imponga il rinvio in caso di impedimento del difensore (le disposizione invocate regolano diverse fattispecie), che sarebbe poi un provvedimento assolutamente discrezionale e censurabile eventualmente solo sotto il profilo motivazionale».

D'altronde, «l'istanza di rinvio dell'udienza di discussione della causa per grave impedimento del difensore, ai sensi dell'art. 115 disp. att. cod. proc. civ., deve fare riferimento all'impossibilità di sostituzione, venendo altrimenti a prospettarsi soltanto un problema attinente all'organizzazione professionale del difensore, non rilevante ai fini del differimento dell'udienza».

Nell'affermare questo principio i giudici con l'Ermellini ne hanno ribadito un altro sul condono sancendo l'illegittimità dell'accertamento fiscale in relazione a somme già concordate dal fisco.

Fondato è invece il quarto motivo con cui la società deduce violazione dell'artt. 9 e 10 della legge 289/2002 per avere la Ctr non solo non riconosciuto il credito d'imposta ma per avere non riconosciuto l'intera detrazione per il 2001.

Insomma ad avviso della Cassazione i giudici di merito nel momento in cui ritenevano legittimo l'accertamento di un ulteriore debito d'imposta (e non solamente escludevano il credito) non hanno fatto buon uso del principio più volte sancito in sede di legittimità. Anche la Procura generale della Suprema corte ha concluso chiedendo al Collegio di confermare la decisione della Ctr.

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