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Ricorsi anti-multe con provocazione

del 03/11/2011
di: di Giovanni Galli
Ricorsi anti-multe con provocazione
Contestare gli errori della pubblica amministrazione è un diritto del cittadino contribuente e, come tale, deve essere tutelato. Ciò vale anche per i ricorsi contro le multe. Questa la posizione portata avanti da un gruppo di avvocati dell'Ordine di Roma, disposti a pagare di tasca propria per far sì che la questione venga rispettata. In questi giorni, infatti, l'avvocato Fabrizio Bruni, presidente dell'Associazione degli avvocati romani, ha presentato un ricorso nei confronti di una multa a lui notificata, a seguito di un'infrazione del codice della strada, rifiutandosi, però, di pagare il cosiddetto «contributo unificato», «il contributo il cui scopo è scoraggiare i numerosi ricorsi contro le sanzioni amministrative - si legge in una nota - istituito dall'art. 212 della Finanziaria 2010, consistente in una tassa di 38 euro che il ricorrente deve versare all'amministrazione per l'avvio della pratica. Da rilevare che in questo modo si rischia di pagare una somma addirittura maggiore o pari a titolo di contributo unificato rispetto alla multa contestata». «Ho scelto di non versare il contributo unificato per poter sollevare innanzi la Commissione tributaria la questione di costituzionalità della norma che ha introdotto il tributo anche per la cause di opposizione a sanzioni amministrative», dichiara l'avvocato Bruni, «necessità fatta rilevare da due ordinanze della Corte costituzionale (numeri 143 e 195 del 2011) che avevano dichiarato l'inammissibilità delle questioni di costituzionalità sollevate dai giudici di pace, in particolare per carenza di interesse in caso di avvenuto pagamento del contributo».

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