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Familiari a carico, il fisco sbaglia

del 02/11/2011
di: di Maurizio Tozzi
Familiari a carico, il fisco sbaglia
Errore nei software dell'Agenzia delle entrate che definiscono quando un familiare è da considerare a carico. I programmi infatti calcolano il reddito percepito senza tener conto dei contributi versati. Quindi il reddito di riferimento viene parametrato all'importo lordo e non a quello netto come prevede la norma e come peraltro riportato dalle medesime istruzioni alle dichiarazioni dei redditi. Quindi se si è superato il limite di 2.841 euro, il soggetto viene considerato non a carico e convocato dal fisco. Chiaro il difetto delle tecniche di selezione, ma i contribuenti sono costretti a recarsi in ufficio per sanare la situazione, sempre ammesso che vi riescano.

I controlli in materia di familiari a carico indicati in dichiarazione sono estremamente semplici, sempre che i parametri di selezione dei software amministrativi siano correttamente impostati. Il limite normativo per essere considerati a carico è stabilito dall'articolo 12 del Tuir in 2.841 euro: è sufficiente il superamento di tale dato reddituale anche solo di un euro ed a prescindere da quale periodo dell'anno per non essere più un soggetto fiscalmente a carico di altri. Dal che discende che le errate indicazioni dei carichi di famiglia sono facilmente intercettate dall'amministrazione finanziaria, essendo sufficiente incrociare i redditi percepiti in funzione del codice fiscale del soggetto. Se un codice fiscale è indicato in dichiarazione nel prospetto dei familiari a carico di altri e poi in riferimento a tale codice risultano all'anagrafe tributaria dei redditi percepiti di ammontare superiore al predetto limite di 2.841 euro (dati rinvenenti da altre comunicazione dei sostituti d'imposta, altre segnalazioni quali redditi di fabbricati o redditi forfettari o ancora redditi sottoposti a tassazione sostitutiva come per i contribuenti minimi), è conseguente la convocazione di coloro che hanno indebitamente detratto gli importi stabiliti dal medesimo articolo 12 del Tuir, non essendo più presenti le condizioni normative per fruire dell'agevolazione. Fin qui nulla quaestio, ma il problema è sorto ed è stato rilevato proprio da alcuni uffici periferici in riferimento ai familiari a carico percettori di redditi di contribuenti minimi tassati nel quadro CM. In termini sintetici, il problema è il seguente: se tizio, nell'anno 2008, è stato un contribuente minimo e ha realizzato un reddito lordo di 4 mila euro indicato nel rigo CM6 di Unico 2009, avendo poi anche pagato contributi previdenziali di 1.500 euro indicati nel rigo CM7, il reddito netto indicato nei successivi righi CM8 e CM10 è pari a 2.500 euro. Le istruzioni alla compilazione del rigo CM10 sono chiare: «Si precisa che detto reddito rileva ai fini della soglia per poter essere considerato a carico per il riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia di cui all'art. 12, comma 2 del Tuir (art. 9, comma 1 del decreto del 02 gennaio 2008)». Compilata la dichiarazione tizio verifica dunque di aver percepito un reddito inferiore alla soglia di 2.841 euro e attenendosi alle chiare istruzioni dei modelli deriva di poter essere ancora fiscalmente a carico di Caio, suo familiare. Caio, pertanto, nella sua dichiarazione Unico 2009 fruisce delle detrazioni per carichi di famiglia in riferimento a Tizio. Oggi Caio è convocato sulla base della presunta erronea indicazione dei carichi di famiglia in riferimento a Tizio. Anzitutto c'è un problema di fondo, da affrontare a prescindere dalla disquisizione in ordine al ricorrere delle condizioni normative per essere considerati a carico: posto che Caio non ha errato per colpa sua, ma si è attenuto alle istruzioni dell'amministrazione finanziaria, è evidente che nessuna sanzione può essere a lui irrogata, atteso il chiaro disposto dell'art. 6, c. 2, del dlgs. 472/97: «Non è punibile l'autore della violazione quando essa è determinata (…) da indeterminatezza delle richieste di informazioni o dei modelli per la dichiarazione e per il pagamento». E invece gli avvisi bonari hanno bella ed evidenziata l'irrogazione delle sanzioni.

Ma venendo al problema di fondo, bisogna verificare se tizio è o meno fiscalmente a carico di Caio. Andando oltre le istruzioni alla compilazione del modello, che ancorché chiare non possono rappresentare il riferimento utile dovendo sempre rifarsi al dettato normativo, deve anzitutto considerarsi l'articolo 9, c. 1, del decreto 2 gennaio 2008, disposizione richiamata dalle istruzioni al rigo CM10, laddove si legge chiaramente che: «Ai fini del riconoscimento delle detrazioni per carichi di famiglia...rileva… il reddito determinato ai sensi dell'articolo 1, comma 104, della legge n. 244 del 2007». Il secondo passo è pertanto quello di andare a leggere con attenzione il richiamato comma 104, il quale al secondo e terzo periodo stabilisce che: «Il reddito di impresa o di lavoro autonomo è costituito dalla differenza tra l'ammontare dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso (…). I contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge (…) si deducono dal reddito determinato ai sensi del presente comma».

Poiché il decreto attuativo, all'art. 9, c. 1, richiama l'intero comma 104, è evidente che il reddito da considerare ai fini della verifica per i soggetti fiscalmente a carico è quello al netto dei contributi e pertanto rileva il reddito indicato nel rigo CM10.

D'altra parte vi sono almeno altri due elementi che confermano detta interpretazione:

per quanto concerne i contributi previdenziali, l'articolo 5 del medesimo decreto del 2 gennaio 2008 precisa che gli stessi devono essere considerati in riferimento al reddito di cui al secondo periodo del comma 104 dell'art. 1 della legge n. 244/07. Pertanto, se anche per i carichi di famiglia il legislatore avesse voluto far riferimento ad un reddito al lordo dei contributi, avrebbe chiaramente richiamato anche nell'art. 9 del decreto il solo secondo periodo del comma 104 e non il suo intero contenuto;

le stesse istruzioni ad Unico sono state variate negli anni successivi solo in riferimento ai contributi previdenziali, laddove è stato evidenziato che gli stessi sono da calcolare in relazione alla base imponibile derivante dalla differenza tra redditi lordi e perdite pregresse, ma al lordo dei contributi pagati e non, come erroneamente indicato in Unico 2009, in relazione al rigo CM10. Ma per quanto concerne i carichi di famiglia i modelli non sono stati modificati di una virgola e continuano a richiamare, quale parametro, il reddito netto risultante in CM10.

In definitiva, le convocazioni sono errate. Il software di selezione è tarato sul rigo CM6, convoca persone che legittimamente sono a carico di altri soggetti, crea fastidi e perdite di tempo, sia per gli uffici che soprattutto per i contribuenti e, non contento, irroga anche le sanzioni. Al che servirebbe un blocco immediato di tale attività e soprattutto l'autotutela su quelle (si spera rare) situazioni in cui i contribuenti ignari hanno accettato di pagare, i quali evidentemente hanno pieno diritto alla relativa restituzione. Alcuni uffici diligenti hanno già chiuso le pratiche e disatteso le segnalazioni errate dei software, ma se in altri casi ciò non dovesse avvenire, il contribuente non deve accettare e nemmeno ovviamente pagare, avendo tutte le ragioni da far valere in sede contenzioso. Ma è auspicabile che il problema sia immediatamente risolto.

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