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Fisco amico delle famiglie

del 29/10/2011
di: di Lucia Basile
  Fisco amico delle famiglie
Nel corso del convegno nazionale promosso dall'Associazione nazionale tributaristi Lapet sul tema «Se hai dei figli devi pagare meno. Il Fattore Famiglia strumento di equità fiscale e di rilancio dell'economia», tenutosi il 26 ottobre, presso la Camera dei deputati a Roma, è stata presentata la seconda parte della ricerca sul Fattore famiglia condotta dal centro studi Lapet in collaborazione con il Forum delle associazioni familiari e l'Università Telma La Sapienza.

A distanza di circa sei mesi dalla presentazione della prima parte della ricerca, prospettata lo scorso aprile, è emersa, soprattutto in questo contingente momento di caduta del reddito, oltre che del potere di acquisto e di risparmio delle famiglie, la necessità di rendere la famiglia punto centrale dell'attuale politica economica.

Il recente dossier dei Vescovi italiani sul declino demografico ci presenta dati inesorabili: in trent'anni gli ultraottantenni si sono quadruplicati. L'Italia è pertanto il paese più vecchio d'Europa e nel mondo è secondo solo al Giappone.

Siamo inoltre tra le nazioni europee che dedicano la percentuale più bassa della propria ricchezza (pil) alle spese per la famiglia. Un terzo rispetto alla Francia.

«Unica via d'uscita è l'applicazione di adeguate politiche familiari e un fisco amico delle famiglie, soprattutto quelle più numerose», suggerisce il presidente della Lapet, Roberto Falcone, e aggiunge: «Nella prima parte della nostra ricerca, abbiamo dimostrato che, sostenendo le famiglie con una tassazione che tiene conto del costo del mantenimento dei figli, si realizza il principio di equità fiscale, sancito dall'art. 53 della Costituzione, senza gravare sui conti dello Stato».

Dalla ricerca dunque è risultato in modo inequivocabile che l'applicazione del Fattore famiglia rappresenta per il bilancio dello stato un investimento piuttosto che un costo. La seconda parte in particolare ha valorizzato i termini di questo investimento giungendo persino ad affermare che il Fattore famiglia può contribuire ad aumentare la ricchezza nazionale.

A illustrare i dati della ricerca sono stati Pasquale Sarnacchiaro, ricercatore in statistica presso l'università Unitelma La Sapienza, il presidente del centro studi Lapet Giancarlo Puddu, Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni Familiari, Azzurra Rinaldi, docente di economia presso l'università La Sapienza. Al tavolo dei relatori, oltre al presidente Falcone, è intervenuto Monsignor Lorenzo Lezzi, rettore della Chiesa di San Gregorio Nazianzieno alla Camera dei deputati, su «La famiglia crocevia di un nuovo sviluppo solidale». A chiudere i lavori, moderati dalla conduttrice Rai Eleonora Daniele, il segretario nazionale dell'associazione Giovanna Restucci. Numerose le autorità religiose, politiche e istituzionali intervenute, tra cui l'onorevole Rocco Buttiglione, vicepresidente della Camera dei deputati, che ha mostrato piena disponibilità alla condivisione di un progetto di legge che possa portare la firma di ciascuna forza politica presente in Parlamento.

L'iniziativa nata per dare continuità alla proposta di detassare i nuclei familiari con figli proposta in aprile, ha permesso oggi di giungere ad un approfondimento dal punto di vista economico derivanti dall'introduzione del Fattore famiglia. I dati Istat del marzo 2011 confermano che nell'ultimo anno il risparmio familiare ha perso un punto e mezzo percentuale. La famiglia, che è il vero volano dell'economia italiana, sta perciò cominciando a mostrare segni di cedimento.

Dall'intervento di Pasquale Sarnacchiaro sono emersi poi ulteriori dati: «Oggi a prevalere sul tasso di natalità è la disponibilità economica, quelle famiglie con un solo reddito mettono al mondo sempre meno figli, perché non ci sono le risorse. Abbiamo infatti un tasso di fecondità bassissimo pari all'1,4%. Un elemento per rilanciare la natività è il Fattore famiglia, se abbassiamo il livello di tassazione si rilancerebbe anche l'occupazione femminile».

In presenza di una congiuntura economica difficile com'è quella attuale, i governi mondiali hanno agito secondo linee in molti casi condivise. Se inizialmente hanno risposto all'esigenza di garantire un pareggio di bilancio, attraverso manovre di politica fiscale restrittiva, in un secondo momento hanno provveduto a dare un rinnovato slancio all'economia con manovre di tipo espansivo. «Tra le misure che il governo può utilizzare per esercitare una politica fiscale di tipo espansivo, una delle più note è la riduzione dell'imposizione fiscale, nella quale rientra l'applicazione del Fattore famiglia». Ha aggiunto Giancarlo Puddu che ha annunciato una terza fase della ricerca in cui andranno a essere comparati i dati dell'Agenzia delle entrate con quelli Istat.

Per il governo centrale, l'ostacolo principale all'adozione del Fattore famiglia deriva dalle mancate entrate che sarebbero causate dalla reintroduzione di una no tax area e di un coefficiente famigliare in base al quale rileggere la proporzionalità del sistema fiscale. Tuttavia la ricerca dimostra che, come la letteratura economica da Keynes in poi ci indica, la riduzione delle imposte attiva un meccanismo virtuoso il cosiddetto «moltiplicatore del reddito» in grado di rilanciare i consumi (oggi in forte contrazione) e, attraverso di essi, la produzione, l'occupazione e l'intero sistema paese.

Infatti con una riduzione delle imposte di 16,9 miliardi di euro, l'incremento della ricchezza sarebbe di 17,6 miliardi di euro. In particolare si avrebbe un recupero in termini di Iva pari a 3,3 miliardi di euro, in consumi locali per 13,6 miliardi di euro e maggiori introiti per 4,3 miliardi di euro generati dall'aumento dei consumi. Dal punto di vista sociale dunque si ridurrebbero di 1 milione il numero delle famiglie sotto la soglia della povertà, con un aumento occupazionale di 200/250 mila posti di lavoro.

«La ricerca oltre a confermare la nostra idea di Fattore famiglia quale strumento di equità fiscale, ha anche evidenziato che tale misura potrebbe rappresentare quel volano per lo sviluppo che il paese cerca e non trova: consentire la creazione di 250mila posti di lavoro (riducendo del 12% il numero dei disoccupati) e far crescere il pil di 18 miliardi di euro. Così come indurre una ripresa della natalità e l'uscita di un milione di famiglie dalla soglia di povertà sono prospettive incoraggianti per il futuro del paese. Ha ragione il responsabile del Centro studi della Lapet, Puddu, quando afferma che i miliardi impegnati nel Fattore famiglia torneranno moltiplicati al Paese e che quindi non rappresentano un costo ma un investimento. Come sempre succede la famiglia restituisce il centuplo di quanto riceve», ha indicato Francesco Belletti.

«Il futuro del nostro paese ha un forte legame con la famiglia e, solo attraverso essa, si potranno raggiungere obiettivi di coesione sociale e ricchezza economica», ha concluso il presidente Falcone. «La famiglia è un bene riconosciuto dai nostri padri costituzionali. L'art. 31 della Costituzione prevede che lo Stato debba provvedere e sostenere le famiglie in particolare quelle più numerose. La nostra attività è stata improntata sul sollecitare il legislatore ad attivare quello che da sempre è il bene per il nostro paese: la famiglia. Un paese si può definire civile solo se la nascita di un figlio non genera più povertà per la famiglia che lo accoglie ma ricchezza per l'intero paese».

Nelle conclusioni del segretario generale Restucci un'analisi attenta sulla responsabilità delle violazione dei diritti: «In primis alla famiglia, partendo dalla violazione del diritto alla nascita. Oggi il valore economico ha superato quello della vita, della famiglia. Nascere non è un diritto biologico, ma è il diritto di ricevere una vita dignitosa. Abbiamo la responsabilità e il dovere di diffondere la cultura di questo problema e non solo, siamo pronti a partecipare a ogni forma civile di protesta».

Prossimo appuntamento alla terza parte della ricerca che prevede la stesura di un disegno di legge per un impegno legislativo concreto.

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