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Cassa ragionieri & Co con il freno

del 29/10/2011
di: Pagina a cura di Ignazio Marino e Valerio Stroppa (da Parma)
Cassa ragionieri & Co con il freno
«Il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili ribadisce che professionisti sono solo quelli che hanno sostenuto un'abilitazione tramite esame di stato e si sono iscritti all'ordine. I revisori legali dei conti che non sono abilitati alla professione di commercialista non hanno i requisiti per entrare in un ente di previdenza autonomo. Fermo restando che le casse nel pieno della loro autonomia possono fare quello che credono». Parola di Andrea Bonechi, delegato alle professioni del Cndcec. Che a margine della tavola rotonda «la previdenza fra sostenibilità e adeguatezza», ieri a Parma, ha così bocciato il progetto di Cassa ragionieri di aprire le porte dell'ente a figure affini per garantirsi una sostenibilità di lungo periodo. A chiamare in causa il Consiglio nazionale era stato il presidente d'ente dei dottori commercialisti, il quale stimolato sul punto ha preferito non entrare nelle faccende di un'altra cassa e rimesso la vicenda sul tavolo (più politico) del Cndcec. A spiegare la bontà dell'iniziativa era stato Paolo Saltarelli, presidente dell'istituto pensionistico dei ragionieri, rivendicando l'autonomia di guardare oltre la mancata unificazione (non senza polemiche) con l'ente dei dottori e annunciando comunque «un progetto alternativo che prevede l'innalzamento dell'età pensionabile e dei contributi soggettivi» per migliorare una sostenibilità oggi minata dalla mancanza di iscrizioni di ragionieri a seguito della nascita dell'Albo unico dei commercialisti.

Al centro della seconda giornata del convegno Ungdcec anche la questione dei «diritti acquisiti» tanto cara all'Unione giovani dottori commercialisti (che oggi eleggerà la nuova giunta, si veda altro articolo in pagina). «Il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo nel 2004», ha spiegato Enrico Zanetti, componente della giunta uscente ma confermato nella nuova squadra del sindacato degli under 45, «ha messo i conti in ordine della cassa tracciando una linea con il passato. Ma ha penalizzato i giovani, che oggi rispetto a ieri non hanno più voglia di sentirsi dire che le cose non possono cambiare perché chi ha una pensione più generosa ce l'ha perché la legge lo ha permesso. Capisco che possa essere opinabile ridimensionare un assegno di mille euro a una vecchietta. Ma nel caso di un commercialista che prende una pensione di 8 mila euro avendo versato contributi per una prestazione da 800 euro al mese c'è poco da discutere. Quell'assegno andrebbe abbassato e le risorse risparmiate destinate alle nuove generazioni che dovranno fare i conti con un sistema di gran lunga meno generoso». Un discorso che ha trovato d'accordo anche due parlamentari presenti. Per Francesco Boccia (commissione bilancio della Camera) «situazioni eccessivamente sproporzionate vanno ricondotte ad un maggiore rispetto dell'equità intergenerazionale». Sulla stessa linea anche Antonino Lo Presti (vicepresidente della Bicamerale di contro degli enti di previdenza) che ha ricordato come «in una stagione di follia legislativa che ha disposto la vigilanza della Covip e l'aumento della tassazione dei rendimenti sulle casse, almeno una piccola vittoria i professionisti l'hanno ottenuta con la legge sulla manovrabilità del contributo integrativo». Un successo rivendicato con orgoglio anche da Antonio Pastore, che ha coltivato questa iniziativa («quasi popolare») quando era all'interno dell'Adepp. Prendendo atto dei limitati strumenti legislativi a disposizione per intervenire, il presidente della Cassa dei dottori commercialisti Walter Anedda ha illustrato una delibera che, dopo l'approvazione dei ministeri vigilanti, «permetterà ai giovani di avere trattamenti pensionistici migliori». Anedda ha annunciato che, comunque, l'ente tornerà ad intervenire ancora su questo versante. Consapevoli (in questo caso anche tutti gli altri partecipanti al confronto) che con basse contribuzioni non si potranno avere pensioni dignitose, il che vuol dire che bisognerà versare di più.

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