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Nuovi accertamenti Atti «impoesattivi»

del 29/10/2011
di: da Lecce Vincenzo Scarpello
Nuovi accertamenti Atti «impoesattivi»
I nuovi accertamenti esecutivi costituiscono un genere nuovo di atti, definiti secondo la felice formulazione del prof. Cesare Glendi, impoesattivi, ossia contenenti contemporaneamente il profilo dell'imposizione quanto quello dell'esazione, che compenetrano differenti fattispecie per dare vita a un nuovo atto, avente natura complessa.

Questo nuovo genus di atti ha delle significative ricadute anche sulla notifica degli stessi, che, come recita l'art. 29 del dl 78, assume un ruolo centrale, sancendo una volta per tutte la fusione nella notifica dell'elemento di perfezionamento della fattispecie nell'atto stesso. Ne consegue che la notifica, deve essere necessariamente effettuata in senso proprio, qualora si riferisca ad atti impoesattivi primari, con l'obbligo per l'agente notificatore abilitato di redigere relata, mentre viene mantenuta la possibilità di adottare una notifica diretta, anche tramite raccomandata, per gli atti impoesattivi secondari.

È quanto emerso nel corso del convegno tenutosi ieri a Lecce, organizzato dalla Fondazione Antonio Uckmar, a cui hanno dato il proprio contributo dottrinale alcuni dei maggiori tributaristi italiani.

Ulteriore profilo problematico è altresì quello legato alla combinazione del dl 78/10 con il disposto contraddittorio dell'art. 7 del dl 70/2011, cosiddetto Decreto Sviluppo, in termini dell'efficacia della tutela cautelare. Infatti la lett. m) del comma 1, dell'art. 7, che prevede, in nome dell'attenuazione del principio del solve et repete, in presenza di richiesta di sospensione dell'atto, un termine di 120 giorni di automatica quiescenza dell'esecuzione forzata, contraddice quanto invece affermato dal secondo comma del medesimo articolo, che invece statuisce la sospensione dell'esecuzione forzata per un periodo di 180 giorni dall'affidamento in carico del ruolo. Tale tutela cautelare, già contraddittoria nei termini, potrebbe inoltre essere congelata dal fisco, con conseguente rischio di pignoramento immediato contemporaneo all'esecuzione esattoriale, in presenza di elementi ritenuti unilateralmente idonei a pregiudicare la riscossione. In tal caso, l'unica tutela possibile per il contribuente, sarebbe il ricorso ex art. 617 c.p.c. comportando conseguentemente, in termini di qualificazione del contenzioso, uno slittamento della competenza dal giudice tributario al giudice civile.

Se poi al contribuente non sia stato notificato (asseritamente o realmente) l'atto impoesattivo, e sia iniziata la procedura esecutiva esattoriale, sorgerebbe il dilemma sulla giurisdizione attivabile: si potrebbe infatti alternativamente impugnare l'atto impoesattivo dinanzi alla Commissione tributaria, intendendo l'atto di pignoramento come termine di conoscenza dell'atto impoesattivo presupposto, o si potrebbe adire, superando, con disposizione legislativa, il divieto di impugnativa di atti esecutivi non legati alla notifica degli stessi, il giudice dell'esecuzione, oppure ancora porre in essere un'azione di immediato risarcimento ex art. 2043 c.c. L'ultima soluzione rimarrebbe solo quella di pagare immediatamente ed attendere con pazienza i tempi dell'eventuale ripetizione.

In ordine alla nuova normativa sugli accertamenti sintetici, se gli stessi si riferiscono a imprenditori, è stato sollevato il problema della imponibilità del maggior reddito sinteticamente accertato all'imposta Iva, in relazione al necessario coordinamento con la normativa comunitaria.

L'atto impoesattivo, inoltre, comporterebbe, nei riguardi della procedura fallimentare, una dilatazione dei tempi anziché l'accelerazione che il legislatore si è proposto, per cui si rende necessario un intervento correttivo a riguardo.

In definitiva tuttavia, a parere di Glendi, la concentrazione della riscossione nell'accertamento introduce una semplificazione che riduce i tempi di riscossione, non per esclusivi motivi di «cassa», ed evita gli errori connessi alla duplicazione di atti soprattutto riguardo alla cartella di pagamento. Inoltre responsabilizza i protagonisti del rapporto tributario, in particolare l'Amministrazione finanziaria e i giudici tributari, nel rispetto dei tempi e nello scrupolo accertativo.

Quanto infine ai dubbi spesso sollevati sull'opportunità e sulla frettolosità della riforma che ha introdotto gli atti impoesattivi, vale il brocardo anglosassone conosciuto come «paradosso di Chesterton»: «whatever is worth doing is worth doing badly».

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