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Stop alla direttiva sul ritardo dei pagamenti

del 26/10/2011
di: Luigi Chiarello
Stop alla direttiva sul ritardo dei pagamenti
Slitta l'applicazione in Italia della direttiva europea sul ritardo dei pagamenti (direttiva 2011/7/Ue del 16/02/2011), Ieri, la commissione bilancio della camera ha chiesto che il provvedimento sia tolto dalla legge comunitaria 2011. Il motivo? Applicarla costa troppo alle casse dello stato. Almeno per il momento. Così, se l'aula di Montecitorio dovesse far proprio l'orientamento della commissione, il recepimento della direttiva, che regola i tempi di pagamento di tutte le transazioni commerciali, sarà congelato. I deputati, nel dire stop hanno votato un parere da inoltrare alla commissione politiche Ue. Nel parere si chiede a chiare lettere di rinviare l'adozione delle norme. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, l'aut aut è giunto direttamente dal ministero dell'economia.

La direttiva stabilisce che, a partire dal 16 marzo 2013, il periodo di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese non superi in linea generale i 60 giorni, anche se sono ammesse deroghe. Nei contratti con le imprese, invece, la pubblica amministrazione sarà tenuta a pagare entro 30 giorni prorogabili a 60 solo in caso, tra l'altro, di enti pubblici che forniscono assistenza sanitaria. In caso di ritardo nel saldo delle fatture, l'Ue ha stabilito l'obbligo di pagamento degli interessi di mora.

Lo stop. Tutto parte da Massimo Polledri (Lnp), relatore sulla Comunitaria 2011 presso la commissione bilancio. Il deputato ha chiesto un chiarimento in merito alla commissione. In particolare Polledri si è interrogato sull'opportunità o meno di dar via libera alla direttiva, visto che, simili emendamenti, allegati però al ddl Comunitaria 2010, erano stati bocciati proprio dalla commissione bilancio. Con la comunitaria 2011, poi, l'impegno al recepimento è stato anche rafforzato, poiché la direttiva sui pagamenti è stata inserita direttamente nel testo iniziale dl ddl. Al quesito proposto da Polledri ha risposto il governo, nella persona del sottosegretario all'economia Bruno Cesario (Responsabili). Il sottosegretario ha riportato una nota della Ragioneria dello stato, che ha messo in guardia sugli effetti finanziari dell'adozione delle nuove regole. In particolare, secondo il dipartimento guidato da Mario Canzio, il recepimento della direttiva avrebbe potenziali effetti negativi sulla finanza pubblica; per l'esattezza «profili di onerosità». Sulla base di questa nota il relatore Polledri ha proposto alla commissione bilancio di cancellare ogni riferimento all'adozione della direttiva dall'allegato alla Comunitaria 2011. Tutto ciò, va detto, non costerà nulla all'Italia per il momento. Il recepimento nell'ordinamento italiano della direttiva sui ritardati pagamenti dovrà avvenire entro maggio del 2013. Se Montecitorio dovesse accettare il parere della commissione bilancio, dunque, al momento non scatterebbero procedure di infrazione.

Ne messe in mora da parte di Bruxelles. Ma, un effetto è chiaro da subito: lo stop del governo arriva per motivi legati ai tempi di pagamento imposti alla pubblica amministrazione (30 giorni al massimo) e, soprattutto, per la gravosità delle sanzioni che scatterebbero in capo alle p.a. irrispettose di questo limite. Tutto ciò nonostante esista già il dlgs 231/2002, che prevede tempi di pagamento stringenti; un provvedimento mai rispettato dalle p.a., visto che, secondo gli ultimi dati diffusi dall'Ance, oggi le pubbliche amministrazioni pagherebbero a otto mesi.

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