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Redditometro, serve la documentazione

del 25/10/2011
di: Maurizio Tozzi
Redditometro, serve la documentazione
Redditometro e spesometro, serve la documentazione. La capacità di spesa e lo stile di vita sono difendibili in qualsiasi modo, purchè riguardino redditi e disponibilità finanziarie detenute legittimamente. Valido il risparmio accumulato nel tempo e gli interventi dei familiari. Continuano a doversi nettizzare gli eventuali finanziamenti ricevuti. Servono precise indicazioni agli uffici periferici per gestire in maniera adeguata la mole di informazioni.

Il nuovo redditometro che sarà presentato questa mattina presentato da parte dell'amministrazione finanziaria non deve preoccupare più di tanto i soggetti che effettuano le spese sulla base delle capacità economiche finanziarie accumulate legittimamente nel tempo. È vero che le informazioni disponibili per l'agenzia delle entrate sono notevoli e spaziano dalle spese correnti (utenze, scuole private, assicurazioni, clubs esclusivi, spese intercettate dalle comunicazioni IVA, etc), agli incrementi patrimoniali ed è altrettanto vero che soprattutto sul fronte dello spesometro, imputato per intero nell'anno di sostenimento delle spese senza più possibilità di “splittamento” in cinque anni, l'ammontare accertabile può essere oltremodo gravoso, ma deve sottolinearsi in maniera precisa una cosa: non rischiano affatto coloro che hanno comportamenti coerenti sul fronte dichiarativo o comunque hanno una capacità di spesa ampiamente giustificabile sul fronte degli accadimenti finanziari.

Pertanto sarebbe un torto clamoroso verso i contribuenti virtuosi asserire una improbabile non giustificazione dell'accertamento sintetico. Posto tale assunto di base, è evidente che i nuovi accertamenti dovranno evitare di “accanirsi” nei confronti di coloro che sono in grado di giustificare gli accadimenti e da tale punto di vista ben venga l'obbligatorietà del contraddittorio preventivo, rispetto al quale però sarebbe il caso di preparare adeguatamente gli uffici periferici. Ad esempio, è il caso di ribadire che qualsiasi attività difensiva è utile allo scopo. Nel tempo i documenti di prassi sono stati chiari al riguardo e anche l'ultima “corposa” circolare sul tema, la n. 49 del 2007, evidenzia come ogni legittima giustificazione del contribuente deve essere adeguatamente considerata. Da questo punto di vista, dunque, non è più tollerabile che alcuni uffici continuino a richiamare la sola ed unica sentenza della Corte di Cassazione, assolutamente distante dal trend giurisprudenziale della medesima suprema Corte, secondo cui per giustificare l'accertamento sintetico possono essere utilizzati solo ed esclusivamente redditi esenti o soggetti a imposizione alla fonte (la discutibilissima sentenza n. 6813 del 2009, paragonabile per conseguenze nefaste e unicità alla famosa sentenza in tema di indeducibilità dei compensi agli amministratori). Compito preciso dell'ufficio non è quello di accertare a tutti i costi, ma di accertare secondo i chiari dettami dell'art. 53 della Costituzione: ossia far concorrere i contribuenti alla spesa pubblica, mediante l'imposizione, in proporzione ai redditi realmente percepiti. Ed in tale direzione si muovono le stesse indicazioni amministrative, a partire dalla circolare n. 49 del 2007 fino ad arrivare ai chiarimenti della circolare n. 12 del 2010 e n. 29 del 2011, tutte chiare nel ribadire che deve essere considerata la complessiva capacità reddituale e finanziaria del contribuente, peraltro dovendo fare riferimento anche al relativo patrimonio (in tale direzione illuminante è la recente sentenza della Corte di Cassazione in materia di interventi dei soci n. 18935 del 2011, laddove è stato annullato l'accertamento fiscale asserendo che gli interventi in questione non devono essere valutati solo in funzione del reddito dichiarato, bensì del complessivo patrimonio disponibile). In tale direzione dunque assumono rilevanza tutti i documenti che il contribuente è in grado di produrre in maniera legittima: si pensi alla restituzione dei finanziamenti dei soci o alla documentazione del risparmio accumulato nel tempo, mediante la produzione della documentazione bancaria che attesta non solo le disponibilità del conto corrente, ma anche le eventuali operazioni effettuate, come la compravendita di titoli, l'incasso di cedole e interessi, etc. Insomma, rispetto al nuovo redditometro e al relativo spesometro, se da un lato sono condivisibili le tecniche di accertamento, dall'altro è fondamentale rivedere “le regole di ingaggio” ed evitare che gli uffici periferici restino asserragliati sulle proprie convinzioni e obiettivi, altrimenti si corre il rischio di veder derivare anche tale nuovo strumento verso il classico accertamento parametrico, sulla tipologia dello studio di settore, fortunatamente ricondotto alla natura di semplice presunzione non adeguata a reggere un accertamento in assenza di ulteriori riscontri.

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