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Paletti all'autotutela del fisco

del 22/10/2011
di: di Debora Alberici
Paletti all'autotutela del fisco
La Cassazione fissa dei paletti al potere di autotutela dell'amministrazione finanziaria. Infatti l'accertamento con il quale il fisco rettifica il primo atto impositivo è indipendente e non fa cedere l'eventuale decisione pro-contribuente sancita dalla Ctp che non può quindi pronunciarsi sul secondo valore calcolato dalle Entrate. Lo ha stabilito la Cassazione che, con la sentenza numero 21719 del 20 ottobre 2011, ha respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria che aveva rettificato in via di autotutela (per errore materiale del contribuente) un accertamento e aveva poi chiesto l'inefficacia della decisione della Ctp favorevole all'azienda.

In una sentenza lunghissima nella quale vengono ripercorsi i principi sull'autotutela ne viene sottolineato uno in particolare. E cioè che l'accertamento spiccato in rettifica di un precedente atto è indipendente e la ctp, chiamata a decidere sul primo, non può pronunciarsi anche sul secondo.

Insomma, il nuovo atto di rettifica, «si connota per la struttura complessa in quanto, da un lato, dispone la revoca parziale dell'originario avviso di rettifica, nella parte in cui era stato accertato un maggiore valore iniziale (tale revoca è determinata dalla nuova valutazione dell'Ufficio della congruità del valore iniziale dichiarato dal contribuente); dall'altro dispone una correzione di errore materiale ovvero una nuova liquidazione di imposta».

Una volta, tuttavia, riconosciuto che anche l'accertamento illegittimo o infondato non esaurisce la potestà impositiva della p.a., resta irrilevante qualificare il nuovo atto, adottato in sostituzione di quello annullato o revocato, come intervento di riforma ovvero di mera correzione, non incontrando alcuno dei due atti preclusioni né sanzioni di invalidità. «Ciò che invece rileva», dice ancora Piazza Cavour, «è che la relazione tra atto impositivo ed atto di autotutela (sostitutivo/correttivo) è di piena autonomia, nel senso che ciascun atto è ex se idoneo a costituire la obbligazione tributaria e deve quindi essere oggetto di autonoma impugnazione».

Ne segue che nel caso in cui venga impugnato avanti il Giudice tributario un atto di rettifica successivamente annullato in sede di autotutela e sostituito con alto atto di contenuto parzialmente diverso non impugnato, il giudice investito della cognizione del primo atto non può esaminare il rapporto di imposta riconfigurato dall'atto di autotutela che rimane estraneo a tale giudizio in cui l'oggetto devoluto alla cognizione del giudicante, attesa la natura impugnatoria del giudizio tributario, rimane delimitato dai motivi di ricorso proposti avverso l'atto originariamente impugnato e successivamente in tutto od in parte annullato in conseguenza di rettifica o correzione determinata in sede di autotutela. Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 13 gennaio, ha chiesto alla sezione tributaria di respingere il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

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