Gli emendamenti dell'Idv propongono la soppressione dell'esame di Stato e prevedono che basti la laurea per iscriversi nell'albo (2.9, Di Pietro, Palomba e Borghesi). Ciò pare irragionevole, sia perché esiste l'art. 33 della Cost., sia perché uno degli obiettivi più condivisi è quello di un accesso nell'albo che garantisca la qualità e protegga gli utenti. Del pari privi di ragione gli emendamenti che, vogliono escludere che il patrocinio in giudizio resti attività riservata agi avvocati (cfr. 2.19, 2.20) e consentire l'uso del titolo al radiato (2.42, Beltrandi)).
Il Pd propone di restringere l'area della consulenza legale riservata a quella connessa alla difesa in giudizio (2.23, Cavallaro, Orlando); così anche gli emendamenti Udc, cui però stanno a cuore le agenzie di recupero crediti (cfr. 2.32; e spec. 2.37, Rao, Ria e Mantini), e i «ricercatori di ruolo di istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione pubblici», oggetto di moltissimi emendamenti protettivi (2.14, 2.40, 10.21, 14.2, ecc.). Gli stessi centristi vogliano affidare al ministro della giustizia il potere deontologico, sottraendolo all'alveo dell'autonomia della categoria (3.3). Riesce difficile pensare che si voglia veramente far scrivere il codice deontologico forense ai magistrati dell'ufficio legislativo del ministero. Eppure così anche la radicale Bernardini (3.2). Quanto al segreto professionale, nonostante si tratti di «uno dei valori fondamentali degli Stati di diritto che formano l'Unione europea» (così l'avvocato generale Pojares Maduro nelle conclusioni di cui alla sentenza Corte di giustizia Ce 26 giugno 2007, in causa C-305/05), c'è chi vuole sopprimerlo (5.1, Di Pietro), ed evitare che sia opponibile in sede giudiziaria (5.5, Di Pietro). Altro emendamento invece vuole che l'avvocato non possa «comunicare agli organi di stampa ogni e qualsiasi notizia che riguardi il proprio assistito» (5.6, Mantini). Eppure a volte è nell'interesse dell'assistito fare rettifiche, in un Paese dove il segreto istruttorio non è molto rispettato. Un emendamento introduce le società di capitali (che tanti problemi stanno provocando nel Regno Unito), anche se con soci di maggioranza avvocati (4.1, Raisi, Fl). Il Pd non è ostile alle specializzazioni, ma le riconduce al circuito universitario, limitando lo spazio dell'ordine (8.2), e punta ad assoggettare anche gli avvocati politici all'obbligo di aggiornamento (10.2) nel quale però non ama il sistema dei crediti, anche se non propone un'alternativa (10.25). Sull'assicurazione obbligatoria: oltre a quella per la responsabilità civile, c'è chi vuole anche la polizza infortuni (11.4, Beltrandi).
Per il Pd le tariffe sono il riferimento ordinario per i compensi, che possono essere anche forfettari. I minimi sono superati, ma in caso di mancato consenso, «quando il committente è un ente pubblico e in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell'interesse dei terzi si applicano le tariffe professionali». È più o meno la previsione della manovra d'agosto. L'Idv è invece favorevole ai minimi tariffari (12.8), anche se difende il patto di quota lite (12.17, 12.18). Ostilità la incontra il principio di effettività e continuità dell'esercizio professionale: la Lega è contraria al reddito minimo come requisito (20.13). Un altro emendamento vuole impedire agli avvocati di fare i magistrati non togati, ma non dice come funzioneranno gli uffici giudiziari di mezza Italia, dove molti sono i magistrati onorari che provengono dalle fila dell'avvocatura (17.8, Di Pietro).
Ancora, il Pd vuole reintrodurre l'accesso all'albo dei cassazionisti per mera anzianità, peraltro la stessa categoria è sostanzialmente coesa sul chiedere un accesso più severo, basato su un esame (21.2). «Buonisti» peraltro anche altri emendamenti Pd, come quelli che mirano ad alleggerire il tirocinio e ad anticiparlo durante gli studi universitari (41.1; 41.3). Sempre del Pd la richiesta di un unico esame di Stato a Roma (44.2). «Provocatori» gli emendamenti radicali e Idv che qualificano gli ordini come associazioni private, pur obbligandoli a perseguire interessi pubblici (23.4, e 23.5)
Vi sono poi gli emendamenti di genere. Alcuni prevedono addirittura la nullità dell'organo che non rispetti «l'equilibrio nella rappresentanza dei generi» (27.2; 32.7 Capano, Pd). Alcuni vogliono che alle assemblee degli ordini votino anche i praticanti (27.7, Rao, Ria, Mantini). La Bernardini (Rad.) propone il Consiglio superiore dell'Avvocatura (32.1) cui affida il governo della categoria, lasciando al Cnf il disciplinare. Non molti gli emendamenti al disciplinare, che già assicura localmente la separazione tra tali funzioni e quelle amministrative, come vuole la manovra d'agosto. Vi è chi propone di sdoppiare il Cnf costituendo un Collegio nazionale di disciplina con funzioni giurisdizionali (37.1, Beltrandi), ignorando forse che la Costituzione vieta di istituire giudici speciali (art. 102 Cost.). Dal Governo un unico emendamento per aumentare la durata della pratica presso l'avvocatura dello stato (39.14).
