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Un nuovo slancio per il telelavoro

del 21/10/2011
di: Pagina a cura di Ignazio Marino e Benedetta Pacelli
Un nuovo slancio per il telelavoro
Un nuovo slancio per il telelavoro. La possibilità di lavorare da casa sarà resa più appetibile e soprattutto più semplice per le aziende. A prometterlo è stato il ministro del lavoro Maurizio Sacconi in occasione del Forum organizzato dai consulenti del lavoro sulle principali novità in materia lavoristica contenute nella manovra estiva. Sacconi ha infatti ribadito con forza la volontà del governo di continuare a «lavorare per semplificare sempre di più i rapporti di lavoro e trovare il modo per incentivare questa modalità dal punto di vista della regolamentazione». Del resto il punto di partenza è chiaro: «Il telelavoro», ha spiegato, «è stato introdotto in un momento in cui le nuove tecnologie e i sistemi di organizzazione della produzione erano lontani dalle possibilità offerte oggi». Ecco perché, per Sacconi, una nuova modalità che dovrebbe trovare posto in un apposito provvedimento per il rilancio dell'economia (il ministro non ha fatto cenno al decreto sviluppo, però) può e deve essere trovata per una sua più «opportuna e semplificata applicazione».

Ma non solo di telelavoro si è parlato ieri durante le quattro ore di diretta televisiva (lo speciale si può rivedere sul sito www.consulentidellavoro.it) perché Sacconi si è soffermato anche sul tema dei contratti di apprendistato e si è rivolto in particolare ai consulenti del lavoro esortandoli a incentivare l'utilizzo di questi nuovi contratti così come aggiornati dal Testo unico sull'apprendistato: «aiutateci a renderli fluidi, semplici, indicateci tutte le eventuali patologie». Certo, ha specificato Sacconi, la loro riuscita non dipende solo dai consulenti ma soprattutto dal modo con cui le regioni recepiscono la nuova disciplina, frutto di un accordo anche con le parti sociali, «ma assieme a voi dobbiamo fare in modo che il nuovo apprendistato diventi il modo tipico con cui un giovane può entrare nel mercato del lavoro». E poi arriva un appello anche alle regioni confidando che nelle diverse dimensioni territoriali si recepiscano le nuovi disposizioni in termini tali da incoraggiare una modalità che Sacconi definisce «il miglior contratto per un giovane, ma anche il miglior contratto per un'impresa che vuole coltivare le capacità specifiche di soggetti integrando apprendimento e lavoro».

Tra i temi oggetto di dibattito poi l'annoso tema dell'articolo 8 (relativo ai contratti di prossimità e alle nuove relazioni sindacali) della recente manovra del quale Sacconi ha ricordato le opportunità lasciate alle parti sociali di derogare alle rigidità degli attuali contratti al fine di migliorare le condizioni lavorative e produttive. Per Marina Calderone l'art. 8 rappresenta per i consulenti una sfida soprattutto nelle piccole imprese dove il sindacato non è presente. Ma soprattutto la presidente del Cno si è chiesta dove si ferma la norma, se ricomprende, cioè, «le realtà non sindacalizzate che sono la maggior parte o ci pone di fronte a un esercizio della rappresentanza obbligatoria». Secondo il numero uno dei consulenti del lavoro, infatti, la libertà di associazione sindacale deve essere assolutamente garantita e quindi lasciata al lavoratore la scelta della sua tutela.

«La flessibilizzazione del sistema», ha spiegato invece Antonio Vallebona, ordinario di diritto del lavoro all'università di Roma Tor Vergata, «è stata fatta dal legislatore non direttamente ma delegando alle parti sociali. Ma la norma non copre tutto il sistema né tutti i mercati e quindi bisogna cercare di adeguarlo. Questa operazione», dice Vallebona, «non la può fare il legislatore, la devono fare le parti sociali che sono state fortemente responsabilizzate».

Sulla stessa linea d'onda anche Paolo Pennesi, direttore delle attività ispettive del ministero del lavoro, che ha sostenuto favorevolmente la ratio della norma per superare certe rigidità ormai obsolete.

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