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Le prestazioni e-commerce vanno fatturate

del 19/10/2011
di: di Alberto Venturini e Daniele Fezzardi
Le prestazioni e-commerce vanno fatturate
Obbligo di certificare le prestazioni di commercio elettronico diretto esclusivamente mediante fattura. Il vincolo è stato recentemente confermato dalla direzione regionale Lombardia dell'Agenzia delle entrate, in sede di risposta ad un'istanza di interpello (prot. 39586 del 21/4/2011). L'Agenzia ha inoltre ritenuto di considerare inammissibile l'istanza non riconoscendo l'esistenza di obiettive incertezze interpretative di una disposizione tributaria. Sul punto l'amministrazione si era già infatti espressa con risoluzione n. 274/2008. Da un punto di vista operativo, questa posizione dell'Agenzia delle entrate fa si che il tema della certificazione dei corrispettivi assuma una particolare importanza, poiché nel settore del commercio elettronico diretto l'ammontare medio delle transazioni è poco rilevante (a volte anche di pochi euro), e prevedere l'obbligo dell'emissione di una fattura per ogni singola operazione è sicuramente un adempimento oneroso in termini di gestione amministrativa. Il commercio elettronico viene distinto in commercio elettronico indiretto e diretto. Nel commercio elettronico indiretto la cessione avviene per via telematica ma la consegna del bene avviene tramite i canali fisici o tradizionali. Invece nel commercio elettronico diretto sia la cessione sia la consegna del bene avvengono per via telematica, e quindi, la transazione si conclude interamente in rete. Le operazioni di commercio elettronico indiretto sono assimilate ai fini fiscali alle cessioni di beni effettuate per corrispondenza, per le quali non è prevista l'emissione obbligatoria della fattura. A oggi, invece, le transazioni relative al commercio elettronico diretto non godono dell'esonero dall'obbligo di emissione della fattura previsto dall'art. 22 del dpr n. 633/1972 (si veda la tabella riepilogativa con le principali casistiche), nonostante quanto previsto dall'art. 101 della legge 21 novembre 2000, n. 342. Tale disposizione prevedeva l'emanazione di appositi regolamenti al fine di semplificare gli adempimenti contabili e formali inclusi anche quelli relativi alla effettuazione di transazioni di commercio elettronico aventi a oggetto beni o servizi regolati con l'intervento di intermediari finanziari abilitati. Tra le semplificazioni previste dalla legge n. 342 del 2000 vi era anche la «non obbligatorietà dell'emissione della fattura in presenza di idonea documentazione». Quanto previsto dal già citato art. 101, comma 2, della legge 342/2000, si inserisce nel più vasto insieme di semplificazioni introdotte dall'art. 3, comma 136 della legge n. 662/1996, che si proponeva di razionalizzare e semplificare le procedure di attuazione delle norme tributarie tenendo conto «dell'adozione di nuove tecnologie per il trattamento e la conservazione delle informazioni». La prevista semplificazione, tuttavia, non è intercorsa, non essendo stati emanati tali regolamenti. Pertanto, allo stato attuale, sussiste l'obbligo di emissione della fattura per la certificazione dei corrispettivi relativi alle operazioni di commercio elettronico diretto.

Tale orientamento era stato confermato in passato anche dalla già citata Risoluzione ministeriale n. 274 del 3 luglio 2008, in cui l'interpellante richiedeva se gli incassi delle somme derivanti dal commercio elettronico diretto, potessero essere certificati, in alternativa all'emissione della fattura, mediante riepilogo giornaliero nel registro dei corrispettivi tenuto manualmente nella sede della società. L'interpellante riteneva che se tale soluzione non fosse stata accolta, l'aggravio di natura amministrativa avrebbe determinato un onere eccessivo relativamente all'attività esercitata. Nonostante, la problematica posta sia assolutamente condivisibile, e nonostante l'amministrazione stessa nel rispondere a tale interpello abbia ricordato e citato le finalità della legge n. 342 del 2000, in mancanza degli appositi regolamenti attuativi, l'Agenzia ha ritenuto indispensabile l'emissione della fattura al fine di certificare i corrispettivi derivanti dal commercio elettronico diretto.

L'Amministrazione ha assunto e continua attualmente ad assumere quindi una posizione rigida, che si scontra con alcune aperture che vi erano state nel passato.

Ci si riferisce a quanto indicato nella Nota n. 46585 del 5 giugno 2000 della Dir. Reg. Entrate Lombardia, la quale si era espressa favorevolmente circa l'esonero dell'emissione della fattura per i soggetti che svolgevano attività di commercio elettronico diretto segnalando inoltre che «la normativa vigente è inadeguata alla nuova realtà economica rappresentata dal commercio tramite rete». Va detto che ancora si attendono i regolamenti attuativi previsti dall'art. 101 della legge 21 novembre 2000, n. 342, che consentirebbero un'effettiva semplificazione degli adempimenti posti a carico delle imprese operanti nel settore. Si segnala inoltre che lo stesso art. 22 del dpr n. 633/1972, prevede che altre casistiche di esonero dell'emissione della fattura, oltre a quelle già riconosciute, possano essere introdotte con decreto del ministero delle finanze per quelle fattispecie per le quali sia particolarmente onerosa l'osservanza dell'obbligo di fatturazione e degli adempimenti connessi.

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