Consulenza o Preventivo Gratuito

Gli ex minimi senza via d'uscita

del 19/10/2011
di: di Andrea Bongi
Gli ex minimi senza via d'uscita
Per gli ex minimi nessuna via d'uscita. L'unica possibilità di fuga, più teorica che pratica, è costituita dall'opzione per il regime contabile ordinario. Per tutti gli attuali contribuenti minimi che dal 1° gennaio 2012 verranno catapultati automaticamente nel regime semplificato previsto dal comma 3 dell'articolo 27 del dl 98/2011, l'unica alternativa possibile risulta dunque l'opzione per la tenuta della contabilità ordinaria. Questa via di fuga è espressamente disciplinata dal comma 5 della disposizione sopra richiamata ai sensi della quale i potenziali ex minimi «possono optare per l'applicazione del regime contabile ordinario».

Non era così per gli originari contribuenti minimi per i quali il comma 110 dell'articolo 1 della legge 244/2007 disponeva che essi potevano «optare per l'applicazione dell'imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi nei modi ordinari» con ciò lasciando intendere la libertà di scelta del futuro regime contabile opzionale fra l'ordinario e quello delle c.d. imprese minori ex articolo 66 del Tuir. Ciò che allora contava era infatti solamente il passaggio ai criteri ordinari di determinazione delle imposte sui redditi e dell'Iva al posto di quelli forfettari previsti dal particolare regime introdotto dalla finanziaria 2008.

È una differenza letterale che deve far riflettere. Se è vero che le parole sono pietre, e nel diritto tributario spesso sono veri e propri massi, la differente terminologia utilizzata dal legislatore non può essere frutto del caso.

Impossibile infatti pensare ad un soggetto ex minimo che, pur mantenendo i requisiti soggettivi e oggettivi previsti ad origine dalla legge n.244 del 2007, decida di optare per la tenuta del regime contabile ordinario per almeno un triennio. La marginalità economica dell'attività svolta, i cui ricavi compensi devono essere inferiori ai 30 mila euro/anno, si scontra con le rigidità e i costi connessi alla tenuta delle scritture contabile nel regime ordinario.

Se è così, se le parole sono dunque pietre, non resta che chiedersi quali motivazioni hanno indotto il legislatore a una scelta così rigida.

L'unica spiegazione plausibile può essere quella di voler imbrigliare gli ex contribuenti minimi in quel regime naturale di sbocco previsto per essi dal terzo comma dell'articolo 27 del dl 98/2011. Un regime para-semplificato con metodi ordinari di determinazione delle imposte dirette e con il ritorno dell'Iva da versare tramite unica liquidazione su base annuale, al quale, di fatto non esistono alternative. È come se il legislatore avesse posto i futuri ex minimi di fronte a un'unica scelta: o il regime di sbocco naturale per essi configurato o la cessazione dell'attività.

Se questo scenario troverà conferma anche nei futuri provvedimenti attuativi dei nuovi regimi destinati ai contribuenti minimi resta da chiedersi cosa succederà al momento in cui tali soggetti, indipendentemente dal regime di destinazione (nuovi o ex minimi), perderanno i requisiti della legge 244/2007.

L'uscita da uno dei due nuovi regimi dei minimi previsti dal legislatore della prima manovra estiva dovrebbe condurre, quale sbocco naturale, verso il regime delle imprese minori e mai verso il regime contabile ordinario che potrà nuovamente essere invocato, ma solo tramite opzione espressa del contribuente.

Un caso del tutto peculiare è rappresentato dal superamento, in corso d'anno, di oltre il cinquanta per cento del limite annuo dei 30 mila euro. In questa ipotesi infatti il comma 111 dell'articolo 1 della legge 244/2007 prevede la fuoriuscita immediata dal regime a imposta sostitutiva con il ritorno immediato ai regimi ordinari Iva e dirette. È dunque doveroso porsi il problema in ordine al mantenimento di detta disposizione e dei suoi effetti anche nei due nuovi regimi introdotti in sostituzione di quello dei minimi dal dl 98/2011.

Tenuto conto del richiamo continuo alle disposizioni originarie del regime dei minimi operato dal legislatore della prima manovra dell'estate 2011, l'interpretazione di tipo sistematico più plausibile appare la seguente: il supero del limite dei 30 mila euro per ricavi o compensi di oltre il 50% comporterà la fuoriuscita immediata dal regime dei nuovi minimi ma non da quello degli ex minimi. Per questi ultimi la circostanza di cui sopra comporterà la fuoriuscita ma soltanto dall'anno successivo. Ciò perché nel regime ex minimi le imposte dirette, e in un certo senso anche l'Iva, sono già determinate con metodi ordinari per cui nessuna perdita di gettito si può verificare per l'erario dal supero di oltre il 50% del limite dei ricavi in corso d'anno.

Del tutto diverso il caso dei nuovi minimi. Qui il regime a imposta sostitutiva super ridotta del 5% ripropone tutte le conseguenze già previste dal legislatore nel citato comma 111 dell'articolo 1 della legge 244/2007. Da ciò la fuoriuscita in corso d'anno.

Le questioni sopra esposte e i conseguenti dubbi interpretativi che ne derivano ripropongono, con forza, la necessità di un intervento tempestivo dell'amministrazione finanziaria finalizzato a far luce sui nuovi regimi applicabili dal 1° gennaio 2012.

vota