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Beni ai soci miccia per la verifica

del 19/10/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
Beni ai soci miccia per la verifica
Per la concessione in godimento di beni (auto, barche, immobili e quant'altro) intestati all'impresa ma acquisiti anche grazie a finanziamenti dei soci, finalizzati anche alla capitalizzazione della società, rischio potenziale di accertamenti in capo al socio e alla società, ma doppia tassazione del reddito accertato impraticabile.

Questo ciò che emerge dalla combinata lettura dei commi 36-sexiesdecies e 36-septiesdecies aggiunti, all'art. 2, del dl n. 138/2011, in sede di conversione nella legge n. 148/2011, dal legislatore fiscale, che dispongono sull'obbligo dell'adempimento comunicativo e sui riflessi di natura accertativa dei beni concessi in godimento ai soci e dall'art. 163, dpr n. 917/1986.

Preliminarmente, si evidenzia che la comunicazione, in attesa del provvedimento direttoriale da emanare entro il prossimo 16 novembre, relativa ai dati dei beni utilizzati dai soci, si aggiunge, inevitabilmente, alla comunicazione, di cui all'art. 21, dl n. 78/2010 («spesometro») e alla comunicazione dei dati contenuti nei contratti di leasing, locazione e noleggio, nelle modalità indicate dal provvedimento del 5 agosto scorso (Agenzia delle entrate, comunicato 26/09/2011), con l'obbiettivo di implementare le banche dati da utilizzate per gli accertamenti sintetici, di cui all'art. 38, dpr n. 600/1973 («redditometro»).

In effetti, che questa massiccia raccolta di dati e informazioni non serva esclusivamente come deterrente all'evasione fiscale è evidente, in quanto, per quanto concerne la concessione in godimento dei beni fittiziamente caricati sull'impresa, ai sensi del comma 36-septiesdecies, del citato articolo 2, della manovra di mezza estate, l'amministrazione finanziaria procederà a un controllo sistematico della «… posizione delle persone fisiche che hanno utilizzato i beni concessi in godimento …» con chiarissimo riferimento alla «… ricostruzione sintetica del reddito …» che terrà conto ulteriormente «… di qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione effettuata nei confronti della società …»; in pratica, il valore dei beni e/o dei finanziamenti sostenuti dal socio saranno valutati anche ai fini della determinazione del reddito sintetico, di cui ai commi 4 e 5, dell'articolo 38, dpr n. 600/1973.

Sul punto gli obiettivi appaiono chiari già dal tenore letterale delle disposizioni in commento in quanto, l'indeducibilità dei costi in capo all'impresa e l'attribuzione di un reddito «virtuale» in capo ai soci, ai sensi della nuova fattispecie prevista dalla lettera h-ter), del comma 1, dell'art. 67 del Tuir, amplia la base imponibile, ma la comunicazione dei dati all'amministrazione finanziaria incrementa, come detto, «… gli elementi di capacità contributiva …» posti alla base dell'accertamento sintetico.

In attesa dei chiarimenti ministeriali appare evidente l'utilizzo del valore del bene ceduto in godimento e comunicato all'Agenzia ai fini del redditometro del socio o del familiare, ma altrettanto scontata non appare l'attribuzione del reddito «virtuale» (quello da nuova lettera h-ter, dell'art. 67) in capo a questi ultimi, quale reddito utile ai fini del raggiungimento della congruità dello stesso.

Peraltro, sul tema dell'accertamento sintetico «puro», è opportuno ricordare come la spesa effettuata nel periodo d'imposta impatti complessivamente nel periodo di sostenimento, con la reale possibilità di dimostrare esclusivamente il possesso di ulteriori redditi (legittimamente) non dichiarati (esenti, soggetti a imposta sostitutiva ecc.).

Il comma 36-septiesdecies, dell'art. 2 della manovra, peraltro, dispone che ai fini del controllo delle «… posizioni delle persone fisiche che hanno utilizzato i beni concessi in godimento e ai fini della ricostruzione sintetica del reddito …» si deve tenere conto «… di qualsiasi forma di finanziamento o capitalizzazione della società …»; sul punto, si evidenzia il mancato richiamo ai finanziamenti effettuati dall'imprenditore individuale alla propria impresa, ancorché si ritenga che anche questi saranno utilizzati per la determinazione del reddito sintetico, mentre appare evidente che i finanziamenti monitorati (e utilizzati per l'accertamento) potranno essere anche quelli destinati a finalità diverse dall'acquisto dei beni concessi in godimento al socio o ai familiari dell'imprenditore.

Inoltre, si ricorda che, in applicazione della vecchia versione dell'accertamento sintetico, i finanziamenti erano considerati alla stregua degli incrementi patrimoniali, per i quali si rendeva possibile la ripartizione nei cinque anni (comma 5, art. 38), mentre allo stato attuale e salva prova contraria, l'ammontare forma «totalmente» reddito in capo al finanziatore, nel periodo d'imposta nel quale lo stesso lo ha eseguito.

Di conseguenza, anche in assenza di una specifica previsione, l'accertamento sulla società non sarà precluso, ribaltando semplicemente un principio consolidato in giurisprudenza secondo la quale «… gli utili extra-bilancio della società di capitali a ristretta base azionaria o a base familiare si presumono distribuiti ai soci, salvo la loro prova contraria …» (Cassazione, sentenze n. 11724/2006, n. 3896/2007, n. 13845/2008 e n. 3896/2008, tra le altre) e, in presenza di un reddito insufficiente in capo al socio, potrà scattare l'ulteriore accertamento in capo al soggetto collettivo, non solo per la determinazione di un maggior reddito imponibile, peraltro stridente con le disposizioni sulla doppia imposizione, di cui all'art. 163 del Tuir, ma anche in qualità di sostituto per non aver operato le ritenute sui redditi «accertati» e distribuiti.

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