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Pensioni, l'Enpacl verso il contributivo

del 18/10/2011
di: La Redazione
Pensioni, l'Enpacl verso il contributivo
In futuro la pensione dei consulenti del lavoro sarà calcolata in funzione dei reali contributi versati. Il che vuol dire che chi vorrà un assegno più adeguato al proprio tenore di vita dovrà pagare di più. Si avvia, dunque, alla dismissione il meccanismo della prestazione fissa a fine carriera in cambio di un contributo fisso per tutta la carriera. Un metodo, comunque, generoso che oggi non è più possibile tenere in vita per due ordini di motivi. Il primo, la legge Finanziaria 2007 chiede a tutti gli enti privatizzati una sostenibilità di almeno 30 anni (prima era 15 anni), sempre più difficile da rispettare. Il secondo, seppur generoso rispetto a quanto versato dall'iscritto, l'assegno erogato dall'Enpacl di circa nove mila euro è comunque inadeguato alle esigenze del professionista che smette oggi di lavorare. Dunque, il cantiere riforma dell'ente va avanti e il presidente Alessandro Visparelli conta di portare all'assemblea dei delegati del prossimo giugno l'ipotesi di riforma da approvare. Il numero uno della Cassa precisa che al momento il passaggio al sistema contributivo è solo una delle ipotesi in considerazione ma «non vi è dubbio che è il metodo che meglio riesce a garantire la sostenibilità di lungo periodo all'istituto e a collegare la pensione al reale risparmio previdenziale del professionista». Non a caso, nella riunione del 12 e del 13 ottobre, alla «commissione riforma» (che vede la partecipazione dei delegati espressione di tutte le regioni, del sindacato di categoria e del consiglio nazionale), ha partecipato un attuario che ha illustrato le risultanze tecniche derivanti da alcune delle ipotesi emerse nel corso della precedente riunione della Commissione. Spiega ancora Visparelli: «Nelle ipotesi allo studio si sta cercando di individuare il modo migliore per agevolare il passaggio dal contributo fisso a quello percentuale sul reddito. Mentre, sicuramente, entrerà nella proposta di riforma l'aumento dal 2 al 4% del contributo integrativo da destinare a fini solidaristici. Ogni provvedimento di modifica allo statuto e al regolamento dell'ente», conclude Visparelli, «sarà comunque assunto solo dopo aver ottenuto la massima condivisione possibile da parte della categoria e nel rispetto del principio di equità, gradualità e pro rata temporis».
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