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Si litiga sui revisori

del 18/10/2011
di: Pagina a cura di Ignazio Marino
Si litiga sui revisori
è polemica sull'apertura della Cassa ragionieri ai revisori legali non iscritti ad alcun albo. Se da un lato, infatti, c'è chi vede nell'ampliamento della base demografica dell'ente la strada alternativa alla mancata fusione con i dottori, dall'altro c'è chi legge in questa inedita soluzione un pericoloso rischio per il sistema ordinistico. La notizia già anticipata da ItaliaOggi e il giorno successivo confermata dagli stessi vertici dell'ente pensionistico (si veda IO del 14 e del 15 ottobre), dunque, ha riacceso un dibattito che si era spento a inizio anno quando tutte le anime della categoria hanno dovuto prendere atto che, dopo anni di confronti per trovare una soluzione, il destino previdenziale dei dottori (al contrario di quello professionale) non si sarebbe mai incontrato con quello dei ragionieri. Ma il discorso «inequivocabilmente chiuso» per la cassa dei dottori è sempre «rimasto aperto» per l'ente ragionieri. Una situazione di stallo in grado di alimentare nel tempo delle forti contrapposizioni interne destinate a riesplodere alla prima occasione.

I contrari I primi ad uscire allo scoperto sono stati i dottori commercialisti dell'Aidc. Che con un comunicato stampa firmato dal presidente Marco Rigamonti hanno fatto sapere che «a normativa vigente sussistono forti dubbi che i revisori legali, laddove non già iscritti all'albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili, possano essere inquadrati previdenzialmente in una cassa di previdenza privata. Laddove si consentisse ad una figura di lavoratore autonomo l'ingresso in un ente di previdenza che, per legge, deve essere connotato da uno stretto e rigoroso collegamento alla professione ordinistica di riferimento, si verrebbe a creare un gravissimo precedente. A seguire infatti ci sarebbero le varie associazioni di tributaristi, alle quali non vi sarebbe una sola valida ragione per respingere una loro potenziale richiesta». E non è per nulla morbido nemmeno il presidente dell'Unione giovani dottori commercialisti ed esperti contabili. «Se cassa ragionieri ha fatto una riforma cosiddetta ad estinzione e non necessita dell'aiuto e del supporto di altre casse, non si comprende bene allora la necessita di allargare (in assenza delle fusione con la cassa dottori) della base dei propri iscritti», ha commentato Luigi Carunchio. Che ha aggiunto: «L'apertura ai revisori legali non ordinistici, oltre che a mio avviso impossibile in quanto l'Inps mai lascerebbe un solo iscritto alla gestione separata che oggi tanto aiuta a far cassa al proprio bilancio, porterebbe all'interno del mondo professioni regolamentate soggetti che non hanno un percorso di studi omogeneo ed alla lunga potrebbe creare danni maggiori che il default di una sola cassa all'intero comparto delle professioni».

I favorevoli. Se c'è un elemento di novità in questo dibattito è riconducibile alla posizione dei dottori commercialisti dell'Adc. «Se l'apertura ai revisori legali può essere una forma per rimettere a posto i conti dell'ente dei ragionieri, perché no», ha detto la numero uno dell'associazione sindacale Vilma Iaria. «Sia chiara una cosa, però: la revisione è e resterà una funzione del commercialista. Dunque non vanno confusi i due ambiti. E da questa apertura non può nascere alcuna professione autonoma». Quanto alla storica contrapposizione fra i due enti, la Iaria ha chiarito di essere favorevole alla ripresa dei rapporti nel momento in cui l'Istituto dei ragionieri «sarà in grado di coprire il proprio buco previdenziale».

Fanno quadrato intono alla Cnpr tutte le anime della componente ragionieri. A cominciare dall'Unagraco. «L'apertura ad altre professioni, come quella dei revisori legali, è assolutamente condivisibile» ha detto il presidente Raffaele Marcello. «In più di una circostanza i ragionieri hanno tentato di arrivare alla strada maestra della concentrazione tra le due Casse di previdenza che appartengono al comparto dei commercialisti. Preso atto che questa concentrazione è impossibile, appare più che legittima l'azione della Cnpr di aprire ad altre figure professionali». Per Marcello la contrarietà di alcuni sindacati come l'Aidc si spiega esaminando come l'Associazione «sia figlia della Cassa di previdenza dei dottori nel suo tentativo continuo e perpetuo di minare le iniziative della Cnpr. L'Aidc esprime quello che la Cassa dottori non può dire. Qualsiasi azione provenga dai ragionieri che non vada verso l'immobilismo totale dà fastidio».

L'iniziativa della Cassa ragionieri piace anche ad un'altra Associazione, l'Anc. «L'auspicio che nel futuro la funzione di revisione legale sia inquadrata esclusivamente nell'ambito di professioni ordinistiche», commenta il leader Giuseppe Pozzato, «non è in contrasto con il prendere atto dell'esistenza di una platea numerosa di soggetti, non iscritti in albi professionali, che esplicano la revisione legale, per i quali può essere opportunamente ipotizzata una definizione sotto il profilo previdenziale».

D'accordo anche la Fondazione Commercialisti Italiani che si limita a constatare i fatti: «Di fronte al fallimento dei numerosi tentativi di giungere ad una soluzione proposta dall'interno della categoria unificata il Cda della Cassa ragionieri non poteva e non doveva rimanere inerte dovendo operare responsabilmente, in forza del mandato ricevuto, al fine di garantire un futuro previdenziale ai propri iscritti», chiude Marco Cuchel.

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