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Federalismo, arriva la service tax

del 18/10/2011
di: da Viareggio Francesco Cerisano
Federalismo, arriva la service tax
Federalismo municipale al restyling. Entro fine ottobre il governo porterà in consiglio dei ministri e poi in Commissione bicamerale l'atteso decreto correttivo del dlgs sul fisco comunale. Il provvedimento dovrà modificare tutti i nodi problematici lasciati aperti dal dlgs n. 23/2011 e istituire la cosiddetta service tax. Un nuovo tributo che accorperà in un unico prelievo diversi presupposti d'imposta accomunati dal fatto di essere tutti legati alla fruizione dei servizi comunali (dai rifiuti, Tarsu o tariffa a seconda dei casi, ai servizi idrici, ai trasporti). Ad annunciarlo è stato il presidente della Bicamerale, Enrico La Loggia, intervenendo al X appuntamento annuale sulla finanza locale organizzato da Legautonomie a Viareggio. Service tax a parte (che i sindaci non fanno mistero di gradire soprattutto perché ripristinerebbe quel circuito virtuoso pago-vedo-voto troppo tiepidamente attuato nel dlgs 23) l' elenco delle modifiche che i comuni vorrebbero inserire nel correttivo va molto oltre. A cominciare dalla reintroduzione dell'Ici sulla prima casa. Il recente intervento di Bankitalia sul punto ha ringalluzzito i primi cittadini che ora tornano alla carica. «Sarebbe giusto spostare la tassazione sui patrimoni», chiede il presidente dell'Anci, Graziano Delrio. «L'eliminazione dell'Ici non è stata, come promesso, a costo zero per i comuni perché si è persa in questi anni la variazione dinamica dell'imposta». Tuttavia, le ritrosie dell'esecutivo sul tassare la prima casa sono note. E anche La Loggia a Viareggio non ne fa mistero. «Il governo non sembra orientato a cambiare opinione», dice, «ma di sicuro bisogna trovare un meccanismo più equo a garanzia dei comuni». Quale? L'aggiornamento degli estimi per esempio servirebbe a dare un po' più di certezza impositiva ai sindaci. Mentre resta sempre in piedi la richiesta dei municipi di sostituire la compartecipazione all'Iva prevista nel dlgs 23 con quella all'Irpef. Il gettito globale resterebbe lo stesso (2,9 miliardi di euro), ma rispetto a quella sul valore aggiunto l'imposta sulle persone fisiche avrebbe il pregio di essere meno sperequata a livello territoriale. La Loggia assicura che del problema si parlerà a palazzo San Macuto. «Ci rifletteremo», promette, «anche se è ancora presto azzardare ipotesi perché sulla tipologia di compartecipazione si registrano opinioni differenti. Per quanto mi riguarda può anche rimanere l'Iva ma con un diverso modello di redistribuzione territoriale».

L'annuncio della riapertura della partita sul federalismo non entusiasma però la platea di Legautonomie, critica per i tagli delle manovre correttive di luglio e agosto. «Il governo si è accorto troppo tardi che il decreto sul fisco comunale andava corretto», tuona Antonio Misiani, componente Pd della Bicamerale e responsabile federalismo fiscale di Legautonomie. «Ma ormai il federalismo è un treno che si è infilato su un binario morto. Ogni correttivo è apprezzabile, ma inutile».

A fare un bilancio di quello che, secondo Legautonomie, è stato «un anno perduto» per i comuni è stato il presidente e sindaco di Pisa, Marco Filippeschi. «La manovra pesa in gran parte sugli enti locali», ha osservato, «il patto di stabilità è stato inasprito di 6 miliardi nel 2012 e 6,4 a partire dal 2013, un peso solo in parte mitigato da incassi aleatori come i proventi della robin tax e dal concorso al recupero dell'evasione fiscale». In questo quadro, secondo Filippeschi, è impossibile parlare di federalismo, perché le politiche anti-crescita del governo accresceranno ancor di più gli squilibri sociali nel paese. «Solo gli enti del Nord riusciranno, forse, a riassorbire parte dei tagli e si aggraveranno le condizioni di vita delle famiglie soprattutto al Sud».

Quali allora le priorità per invertire la rotta? Filippeschi ne indica almeno cinque: revisione del patto di stabilità per far ripartire gli investimenti, anticipo del federalismo municipale, istituzione di una servire tax «che sia nella completa disponibilità degli enti locali», ma anche e soprattutto riordino istituzionale. Che per Legautonomie significa senato federale e approvazione rapida della Carta delle autonomie (ferma da più di un anno al senato), il contenitore ideale dove inserire la razionalizzazione degli enti intermedi e una disciplina dell'associazionismo comunale «che salvaguardi la rappresentanza democratica senza realizzare accorpamenti forzosi».

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