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Fisco pesante sull'auto al socio

del 18/10/2011
di: di Alessandro Pratesi e Fabrizio G. Poggiani
Fisco pesante sull'auto al socio
La presunzione dell'utilizzo delle autovetture intestate all'impresa per finalità diverse, con il conseguente recupero del 100% dei costi e la necessaria segnalazione, appare eccessivamente penalizzante, considerato che l'attuale impianto normativo già prevede un utilizzo aziendale del mezzo promiscuo, ossia nella misura limitata del 40% e un impiego personale nella restante quota del 60%.

In dettaglio, l'art. 2, comma 36-quaterdecies della «Manovra di Ferragosto» (dl 138/2011, convertito nella legge n. 148/2011) ha introdotto un ulteriore gravame in capo all'impresa, con la previsione dell'intera indeducibilità dal reddito imponibile dei relativi costi, in aggiunta alla comunicazione, con vincolo di solidarietà, all'Amministrazione finanziaria dei dati degli utilizzatori.

Preliminarmente è opportuno evidenziare come tali ultime disposizioni non prevedano l'ipotesi di autoconsumo dei beni, poiché la novellata disciplina non può essere equiparata alla mera fuoriuscita degli stessi beni dal regime d'impresa: essa, infatti, amplia, con particolare riferimento agli autoveicoli, la presunzione di utilizzo promiscuo di cui all'art. 164 del Tuir. Alla descritta limitazione, inoltre, si affianca la possibilità di recupero dell'Iva assolta per effetto della «presupposta–acclarata» mancanza di inerenza (art. 4, comma 5 dpr n. 633/1972), ancorché le modificate regole non dispongano esplicitamente ai fini di quest'ultimo tributo.

Di conseguenza, in presenza di una concessione in godimento di autovetture che soffrono della limitazione della deduzione citata (art. 164 Tuir) e nel rispetto, peraltro, di ben definite soglie quantitative (euro 18.075,99 per le autovetture e gli autocaravan), diviene complesso inquadrare la ratio dell'ambito applicativo.

In altri termini, il legislatore colpisce beni già fiscalmente «incisi» ab origine. Ne consegue che se la disciplina è estesa anche ai beni utilizzati promiscuamente dal socio o dai familiari dell'imprenditore, la stessa confligge con una previsione di promiscuità già sancita dalle disposizioni del codice, comportando l'ulteriore indeducibilità della quota del 40% e, a tacer d'altro, essa cozza ulteriormente se applicata al socio-dipendente o al socio-amministratore, anche per quanto previsto dal citato comma 36-terdecies dell'art. 2 della manovra, in ordine alla nuova fattispecie di tassazione inserita nell'art. 67, lettera h-ter) del Tuir.

In effetti, con riferimento all'utilizzo promiscuo dell'auto aziendale concessa in godimento ai dipendenti, l'art. 164, comma 1, lettera b-bis) del Tuir prevede che i costi di questi autoveicoli sono deducibili in capo all'impresa intestataria nel limite del 90%, da applicarsi all'ammontare complessivo dei costi relativi alla gestione del mezzo, mentre, per il dipendente, si genera automaticamente un reddito imponibile, calcolato sulla base del 30% della percorrenza convenzionale di 15 mila chilometri, con la possibilità (Agenzia delle entrate, circolare n. 326/E/1997) di addebitare i costi al dipendente, così azzerando il benefit fiscale. Sul punto si ricorda che la destinazione a uso promiscuo deve avvenire per la maggior parte del periodo d'imposta e che non è necessario l'utilizzo continuativo nel corso del periodo d'imposta. Con riferimento al socio-amministratore, per il quale non è applicabile la disciplina destinata ai dipendenti (Agenzia delle entrate, circolare n. 5/E/2001), l'ammontare del fringe benefit tassato è deducibile fino a concorrenza della spesa sostenuta dall'impresa (art. 95 Tuir – Agenzia delle entrate, circolare n. 48/E/2008), mentre l'eventuale eccedenza è deducibile in ossequio alle disposizioni già richiamate, ossia per il 40% (ex art. 164 Tuir). Ai fini Iva, per il dipendente, è prevista la detrazione forfetaria in capo al concedente pari al 40%, senza obbligo di effettuare alcun addebito Iva in presenza di operazione a titolo gratuito, mentre in presenza di concessione a titolo oneroso, per l'impresa la deducibilità è pari al 100% dell'imposta, con obbligo di assolvere il tributo su una base imponibile almeno pari a quella indicata dalle tabelle Aci, in corrispondenza di una percorrenza convenzionale di 4.500 chilometri annui (30% di 15 mila).

Con espresso riferimento all'amministratore, l'Iva assolta sull'acquisto e sui costi di gestione può essere ammessa in deduzione integrale, in presenza di utilizzo esclusivo e di un totale riaddebito dei costi sostenuti, sulla base del valore normale e non convenzionale, stante non applicazione delle disposizioni di cui all'art. 14 del dpr n. 633/1972. Di conseguenza, per quanto precede, dovrebbe ritenersi esclusa l'applicazione della nuova disciplina introdotta dal dl n. 138/2011 nei confronti dei mezzi utilizzati dai soci-amministratori e dai soci-dipendenti. Resta, tuttavia, da risolvere, quale problema fondamentale, l'eventuale contemperamento delle disposizioni vigenti rispetto alle innovate regole, che suscitano anche dubbi di legittimità costituzionale; in altri termini – e sintetizzando – se l'utilizzo promiscuo del bene da parte di soggetti terzi comporti l'eventuale indeducibilità dei costi, a causa del mancato rispetto del principio di inerenza.

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