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Giurisprudenza ondivaga, professionisti salvi

del 15/10/2011
di: Debora Alberici
Giurisprudenza ondivaga, professionisti salvi
Le oscillazioni giurisprudenziali sollevano i professionisti da molte responsabilità. Infatti, non incorre in sanzione disciplinare il notaio che redige l'atto secondo una sua visione della norma se non esiste ancora un'interpretazione giurisprudenziale che possa dirsi consolidata.

È questa la conclusione raggiunta dalla Corte di cassazione che, con la numero 21202 sentenza del 13 ottobre 2011, ha annullato dodici sanzioni disciplinari nei confronti di un notaio che aveva redatto degli atti societari che prevedevano la nomina dell'arbitro ad opera delle parti e non di un terzo. In particolare sei di queste sono cadute in prescrizione e le altre sei sono state cancellate nel merito, e quindi senza rinvio ai giudici della Corte d'Appello di Palermo.

Il problema della clausola compromissoria negli atti societari ha generato una molteplicità di opinioni, in dottrina e giurisprudenza. In sostanza per molti l'atto che contemplava la possibilità della nomina di un arbitro in accordo fra le parti era nullo. Per un'altra parte di dottrina e giurisprudenza no.

Dunque, il professionista non poteva contare su un'interpretazione pacifica e, soprattutto, consolidata. Nonostante questo si era visto recapitare le sanzioni disciplinari. La Corte siciliana le aveva consolidate e quindi il notaio ha fatto ricorso in Cassazione. Questa volta la sua tesi è risultata vincente. Infatti la sesta sezione civile – 3 ha preso atto che l'interpretazione uniforme sulla clausola compromissoria è stata data dalla Suprema corte solo a settembre di quest'anno. E da allora i professionisti sono tenuti a uniformarsi all'interpretazione data. Sul punto in sentenza si legge che «sussiste la responsabilità disciplinare del notaio a norma dell'art. 28, della legge n. 89/1913, per aver redatto un atto espressamente proibito dalla legge, allorché sia stato rogato, a decorrere dall'1 settembre 2011, un atto costitutivo di società, con previsione di clausola compromissoria di arbitrato di diritto comune e, quindi, difforme dal disposto dell'art. 34 del dlgs n. 5/2003, poiché solo da tale data può ritenersi pacifica l'interpretazione della norma come comportante la nullità di siffatta clausola».

In altri termini ad avviso del Collegio in questo caso, «in presenza di contrastanti interpretazioni giurisprudenziali e dottrinali sul punto dell'alternatività tra arbitrati endosocietari ed arbitrati di diritto comune ovvero dell'esclusività solo dei primi in sede societaria, costituisce errata applicazione dell'art. 28 l. n. 89/1913, aver ritenuto che costituisse nullità inequivoca e quindi ben chiara per il notaio l'aver redatto atti costitutivi di società di persona contenenti una clausola di arbitrato con nomina degli arbitri da parte di intranei».

Nell'udienza svoltasi al Palazzaccio lo scorso 22 settembre la Procura generale della Suprema corte aveva chiesto al Collegio di legittimità di annullare le dodici sanzioni a carico del notaio. Aveva cioè espresso un'opinione conforme al verdetto di ieri.

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