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Accordo tra Inps ed Eppi sui contributi rivendicati

del 14/10/2011
di: La Redazione
Accordo tra Inps ed Eppi sui contributi rivendicati
Un passo avanti verso un accordo ragionevole. Così potremmo intendere il testo della manovra finanziaria estiva (legge 111/2011, articolo 18, comma 11) nella parte dedicata a sistemare la vicenda dei pensionati lavoratori liberi professionisti. Il punto dibattuto, ricordiamolo, era stato il tentativo dell'Inps dal 2008 in poi di imporre l'iscrizione d'ufficio nei propri elenchi e il pagamento di multe salate a tutti coloro che continuavano la libera attività, dopo aver raggiunto il diritto della pensione, se avessero scelto legittimamente di interrompere la contribuzione previdenziale. L'illecito paradossale di cui i liberi professionisti venivano accusati dall'Inps era proprio quello di aver esercitato un diritto, che era stabilito dal Regolamento della Cassa di previdenza, appunto quello di poter optare dopo 65 anni se continuare o meno ad accantonare una parte del reddito da lavoro a fini pensionistici. In buona sostanza fino ad oggi, versare il contributo soggettivo dopo aver compiuto 65 anni era una facoltà e non un obbligo, come hanno ben riconosciuto i Tribunali di Aosta, di Padova e di Parma, mentre la legge finanziaria stabilisce che dal 1 gennaio 2012 chi continuerà ad esercitare dopo 65 anni dovrà obbligatoriamente continuare ad accantonare una parte del reddito, seppur in forma agevolata: la metà della percentuale in vigore. Un semplice esempio ci aiuta a capire: se la contribuzione Eppi è fissa al 10% del reddito, gli over 65 dovranno versare il 5%; se dal 2012 verranno approvate nuove regole sotto la spinta della miniriforma Lo Presti, la percentuale cambierà ma sempre in misura del 50% del livello obbligatorio.

D'altro canto, l'Inps si è impegnato ad annullare tutti i procedimenti che potevano potenzialmente coinvolgere i circa 800 iscritti Eppi ultra sessantacinquenni, riconoscendo che le regole in vigore fino al 2011 li proteggono da ogni cartella esattoriale che l'Inps abbia recapitato chiedendo un presunto mancato versamento dei contributi.

Insomma pari e patta: nessuna iscrizione d'ufficio all'Inps di nessun libero professionista che produca reddito frutto delle sue competenze professionali specifiche; completo annullamento di tutte le cartelle di riscossione per il mancato versamento dei contributi fino al 2011 per tutti i professionisti iscritti agli enti di previdenza, come l'Eppi, che prevedevano la sospensione del pagamento dopo 65 anni; cambiamento delle regole dal 2012 in poi.

La nuova norma sollecita gli enti di previdenza privati a intervenire subito per tentare di attenuare le conseguenze di una pensione il cui valore è ad oggi distante rispetto al reddito che si riesce a conseguire in età da lavoro. L'accordo con Inps e Ministero del welfare si inscrive, allora, nel perimetro delle azioni da mettere in atto a tutela della congruità della futura pensione del libero professionista per spingere tutti insieme verso un percorso che permetta di accantonare quante più risorse possibili. Anche dopo 65 anni, se si continua a lavorare.

Bisogna infine sottolineare che l'agevolazione del 50% tocca solo chi ha compiuto 65 anni ed ha richiesto la pensione, dunque i liberi professionisti ancora lavoratori solo se pensionati. Non riguarda coloro che hanno compiuto 65 anni e non presentano domanda di pensione. Dunque, se all'1 gennaio 2012 un perito industriale di 67 anni non è pensionato e continua ad esercitare la professione dovrà accantonare presso l'Eppi una parte del reddito («contributo soggettivo») in base alla percentuale in vigore senza alcun diritto di riduzione.

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