D'altro canto, l'Inps si è impegnato ad annullare tutti i procedimenti che potevano potenzialmente coinvolgere i circa 800 iscritti Eppi ultra sessantacinquenni, riconoscendo che le regole in vigore fino al 2011 li proteggono da ogni cartella esattoriale che l'Inps abbia recapitato chiedendo un presunto mancato versamento dei contributi.
Insomma pari e patta: nessuna iscrizione d'ufficio all'Inps di nessun libero professionista che produca reddito frutto delle sue competenze professionali specifiche; completo annullamento di tutte le cartelle di riscossione per il mancato versamento dei contributi fino al 2011 per tutti i professionisti iscritti agli enti di previdenza, come l'Eppi, che prevedevano la sospensione del pagamento dopo 65 anni; cambiamento delle regole dal 2012 in poi.
La nuova norma sollecita gli enti di previdenza privati a intervenire subito per tentare di attenuare le conseguenze di una pensione il cui valore è ad oggi distante rispetto al reddito che si riesce a conseguire in età da lavoro. L'accordo con Inps e Ministero del welfare si inscrive, allora, nel perimetro delle azioni da mettere in atto a tutela della congruità della futura pensione del libero professionista per spingere tutti insieme verso un percorso che permetta di accantonare quante più risorse possibili. Anche dopo 65 anni, se si continua a lavorare.
Bisogna infine sottolineare che l'agevolazione del 50% tocca solo chi ha compiuto 65 anni ed ha richiesto la pensione, dunque i liberi professionisti ancora lavoratori solo se pensionati. Non riguarda coloro che hanno compiuto 65 anni e non presentano domanda di pensione. Dunque, se all'1 gennaio 2012 un perito industriale di 67 anni non è pensionato e continua ad esercitare la professione dovrà accantonare presso l'Eppi una parte del reddito («contributo soggettivo») in base alla percentuale in vigore senza alcun diritto di riduzione.
