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La Cassa ragionieri apre le porte

del 14/10/2011
di: di Ignazio Marino
La Cassa ragionieri apre le porte
Il progetto di aprire le porte della Cassa ragionieri ad altri professionisti allunga il passo. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, dopo un via libera informale al progetto gli stessi ministeri vigilanti (in particolare l'Economia) starebbero ora valutando l'impatto del trasferimento delle posizioni dei revisori legali dei conti (circa 10 mila soggetti non iscritti ad altra gestione privatizzata) dalla gestione separata dell'Inps all'ente pensionistico. Con la fusione degli albi dei dottori e dei ragionieri commercialisti nel 2008 e la conseguente impossibilità di procedere alla creazione di una sola cassa di previdenza, infatti, la Cnpr non si è arresa. E ha cominciato a guardarsi intorno. Non senza polemiche, però. Visto che la notizia di una apertura dell'istituto ad altri soggetti (colloqui ci sono stati anche con uno dei sindacati dei tributaristi) ha sempre alimentato molte perplessità. Vediamo perché.

La svolta. Dopo anni di talvolta aspri confronti fra i vertici degli enti dei dottori e dei ragionieri circa l'opportunità/esigenza di arrivare ad un super ente per la nuova professione del dottore commercialista e dell'esperto contabile, la scorsa primavera (si veda ItaliaOggi del 27 e del 28 aprile 2011) i ministeri vigilanti analizzando il bilancio tecnico al 31/12/2009 della Cassa ragionieri hanno preso atto in concreto della graduale riduzione nel tempo della base demografica. Da qui una serie di colloqui con i due referenti istituzionali Edoardo Gambacciani e Aurelio Sidoti, rispettivamente direttore generale per le politiche previdenziali del ministero del lavoro e dirigente dell'Ufficio I della Ragioneria dello stato–Ministero dell'economia

I pro. L'idea sarebbe quella di un ente pluricategoriale delle professioni con laurea triennale. Questo risolverebbe, anche per i ministeri vigilanti, in un solo colpo una serie di problemi. Primo, si darebbe la possibilità a una Cassa (quella dei ragionieri) di migliorare una sostenibilità di lungo periodo altrimenti destinata a peggiorare con qualche rischio anche per lo stato. Secondo, si risolverebbe l'anomalia previdenziale degli esperti contabili. Quest'ultimi, infatti, iscritti alla sezione B dell'albo unico dei commercialisti per un paradosso legislativo sono privi di una copertura previdenziale professionale. Contrariamente ai cugini dottori e ragionieri, infatti, i laureati triennali dell'area economico-contabile non versano l'8 o il 10% di contributi bensì il 26,70% del loro reddito alla gestione separata dell'Inps. Terzo, si accontenterebbe anche l'Istituto nazionale dei revisori legali che ormai da anni chiede una cassa autonoma. Quarto, in prospettiva, si potrebbe risolvere anche la questione dei tributaristi i quali da tempo lamentano un prelievo previdenziale eccessivamente oneroso.

E i contro. L'operazione non è priva di controindicazioni, però. La stragrande maggioranza dei revisori (quasi 150 mila soggetti) iscritti nell'apposito registro, infatti, sono tutti dottori e ragionieri abilitati (110 mila). E quindi versano già alle rispettive casse. L'apertura ai revisori puri comporterebbe il riconoscimento implicito della professione (oggi ritenuta una funzione del commercialista) e solleverebbe un conflitto interno alla categoria vista la battaglia per identificare il commercialista con il revisore. Ma non solo. I contributi previdenziali versati dai diversi lavoratori iscritti alla gestione separata servono a tenere in piedi l'Inps. E di questi tempi i due ministeri non possono non tenerne conto.

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