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Barletta, storie di morti annunciate

del 13/10/2011
di: Vincenzo Lucarelli
Barletta, storie di morti annunciate
Dopo quello che è successo in questi giorni se ci si offrisse l'opportunità di esprimerci a proposito del crollo accaduto in Puglia, bisognerebbe partire dalla recita del Pater Noster con l'invocazione: «Padre… liberaci dal male». Infatti, a tanto siamo arrivati negli anni a causa di una lunga catena di episodi luttuosi, come quello avvenuto a Barletta. Che non è unico. Né purtroppo sarà l'ultimo, perché i cinque morti statisticamente registrati alimentano il pessimismo più profondo. Mentre richiamano a come si è costruito in Italia da alcuni decenni. Inoltre, se stiamo attraverso un periodo che si distacca con estrema lentezza e difficoltà da un passato di incuria, non sembra che si stiano preparando le basi di un futuro meno precario. Soprattutto nel settore della prevenzione, poiché non riusciamo ancora a individuare (forse neanche a descrivere) gli epicentri di un bradisismo morale che minaccia di essere terremoto. E per giunta a quali approdi condurrà l'indifferenza collettiva e una cultura dell'inesorabile. Non poteva sfuggire a chi di un'azienda a rischio è titolare e responsabile delle condizioni di sicurezza, misconoscere le normative vigenti. Senza lasciarsi sopraffare dalla faciloneria. Barletta è un caso fra i tanti nella storia dei crolli.

Al riguardo, vorremmo sapere che fine hanno fatto i cosiddetti fascicoli dei fabbricati. Particolarmente quello di Roma dopo il crollo di Villa Jacobini, che hanno accertato come pericolosi 700 palazzi. E com'è che tutt'ora 25 mila edifici scolastici sono insicuri anche per quanto riguarda la sicurezza degli impianti tecnici al loro interno.

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