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Riforma Gelmini, nuovo tassello

del 13/10/2011
di: di Benedetta Pacelli
Riforma Gelmini, nuovo tassello
Un altro tassello si aggiunge alla riforma dei concorsi universitari. Ma non sarà l'ultimo. Perché in realtà al nuovo regolamento che contiene i criteri di valutazione di candidati e commissari appena licenziato dal ministro dell'università Mariastella Gelmini, manca ancora un passaggio, questa volta per mano dell'Agenzia di valutazione. Sarà questa, infatti, che dovrà mettere a punto quei metodi di valutazione della ricerca (gli indicatori bibliometrici) che serviranno per far salire in cattedra i futuri abilitati dei nuovi concorsi modello-Gelmini chiamati a sostituire le vecchie prove locali. Il piano di attuazione della riforma, infatti, prevede tre provvedimenti attuativi: il primo per fissare la nuova architettura dei settori scientifici (già pubblicato in Gazzetta Ufficiale), il secondo per stabilire le procedure di abilitazione (contestato dal Consiglio di stato ma ora in via di pubblicazione) e il terzo, appunto, che mette nero su bianco i criteri per valutare i futuri prof ma anche chi dovrà giudicarli, cioè i commissari. Un testo su cui c'è molta attesa da parte della comunità accademica (che, in alcuni casi, potrebbe essere tagliata fuori se l'asticella dei requisiti minimi fosse troppo alta) e che ha imboccato la strada del giudici di Palazzo Spada per il via libero definitivo. Ma quali sono, dunque, i requisiti che si dovranno possedere per ottenere l'abilitazione? Per salire sulla cattedra i candidati ordinari e associati dovranno dimostrare di aver prodotto titoli e pubblicazioni «di rilevante qualità e originalità, tali da conferire una posizione riconosciuta nel panorama anche internazionale della ricerca». Ovviamente queste dovranno essere congrue con il settore concorsuale ed essere collocate in «collane o riviste di rilievo nazionale o internazionale che utilizzino procedure prestabilite e trasparenti di revisione tra pari».

Nella valutazione dei titoli la commissione si atterrà agli indicatori definiti dall'Anvur, ma anche ad altri parametri che dimostrino che il candidato abbiamo partecipato o diretto riviste o collane editoriali. Nella valutazione complessiva si valuterà, poi, l'impatto delle pubblicazioni all'interno del macrosettore o del settore concorsuale. Tra 20 e 18, poi, il numero massimo delle pubblicazioni che l'aspirante ordinario dovrà presentare, mentre tra 12 e 14 quelle per il futuro associato. Ma anche prima di sedersi da commissari bisognerà dimostrare di avere i requisiti adeguati.

Primo tra tutti quello di essere un docente ordinario e in possesso «di una qualificazione scientifica coerente con i criteri e i parametri stabiliti» e di aver una continuità della produzione scientifica «con particolare riferimento all'ultimo quinquiennio». Questa dovrà essere almeno pari a quella richiesta per il conseguimento dell'abilitazione per la fascia dei professori ordinari nel settore concorsuale di appartenenza. In ogni caso i criteri e i parametri non saranno immutabili nel tempo, ma saranno adeguati ogni cinque anni dall'Anvur.

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