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I soci in corsa contro il tempo

del 13/10/2011
di: di Fabrizio G. Poggiani
I soci in corsa contro il tempo
Corsa contro il tempo per aggiornare i corrispettivi indicati nei contratti di godimento (locazione, noleggio e altro) dei beni (auto, abitazioni, barche e quant'altro) intestati all'impresa, ma utilizzati direttamente dai soci o dai familiari dell'imprenditore, al fine di restare esclusi dalla formazione di un reddito in capo al socio e dall'indeducibilità dei costi in capo all'impresa.

Con il comma 36-terdecies, dell'art. 2 della manovra di Ferragosto (d.l. n. 138/2011, convertito con modificazioni nella legge n. 148/2011) il legislatore tributario ha introdotto una stretta all'utilizzo «sotto costo» da parte dei soci, dei beni intestati all'impresa.

Infatti, il citato comma 36-terdecies introduce, aggiornando il comma 1, dell'art. 67, dpr n. 917/1986, la lettera h-ter) che qualifica reddito (diverso) «… la differenza tra il valore di mercato e il corrispettivo annuo per la concessione in godimento di beni dell'impresa a soci o familiari dell'imprenditore …».

Sul punto, è stato introdotto un nuovo obbligo ovvero quello di dichiarare l'utilizzazione dei beni dell'impresa da parte dei soci o dei familiari dell'imprenditore per mezzo di una comunicazione specifica, di cui al successivo comma 36-sexiesdecies, da approvarsi con provvedimento direttoriale, entro il prossimo 16 novembre.

In attesa di conoscere i contenuti del decreto che dovrebbe indicare, oltre alle modalità e i termini per l'invio, anche la determinazione del «valore di mercato» dei beni d'impresa concessi in godimento ai soci o familiari, numerose sono le perplessità emerse dalla semplice lettura delle disposizioni richiamate.

Preliminarmente, appare corretto evidenziare che la nuova disciplina non impatta sull'imposizione indiretta e, di conseguenza, anche in presenza di una fattispecie ricadente nella disciplina (si pensi alle autovetture), l'Iva, seppure parzialmente, dovrebbe restare deducibile nelle modalità e misure vigenti.

In secondo luogo, sembra da escludere dalla disciplina l'utilizzo «sporadico» dei beni (si pensi all'utilizzo per qualche giorno dell'auto intestata all'impresa da parte del coniuge che ha la propria autovettura in riparazione), anche per il fatto che la disposizione parla di «godimento» e che con tale espressione si deve intendere una detenzione caratterizzata da una certa durata e stabilità; sul punto sarà bene definire l'ambito, poiché i contribuenti non saranno sicuramente portati a indicare il mezzo che, pur intestato all'impresa, non è «formalmente» (assenza di un contratto) concesso in uso ai soci, stante il fatto che la disciplina parla esclusivamente di «… beni concessi in godimento (…) per un corrispettivo annuo inferiore al valore di mercato …» e non potendo sic e simpliciter ricondurre quelli a titolo gratuito tra quelli con corrispettivo (pari a zero).

Si pensi, per esempio, al caso dell'abitazione civile concessa in godimento al socio: preliminarmente si deve poter conoscere a quale valore (normale) far riferimento, se l'immobile è concesso in comodato (gratuito) la disciplina sembra inapplicabile giacché manca un corrispettivo per l'utilizzo e, se anche concesso in locazione, per l'impresa, essendo lo stesso abitativo, la deducibilità dei costi non è totale ma limitata eventualmente a quelli di manutenzione, nei limiti del 15% del canone, con sistematico recupero degli altri costi (assicurazione, ammortamenti e quant'altro)

Sul punto, inoltre, emerge la problematica inerente alla deducibilità parziale dei costi (per esempio, il 40% per le autovetture) con un potenziale recupero del 100% degli stessi in capo all'impresa, per espressa previsione normativa che dispone la non ammissione (totale?) dei costi in deduzione dal reddito imponibile, in presenza di detta fattispecie.

Sotto il profilo soggettivo, inoltre, la disposizione parla espressamente di soci e familiari dell'imprenditore, con la conseguenza che per i secondi si deve sicuramente far riferimento al grado di parentela indicato dal comma 5, dell'art. 5, dpr n. 917/1986, mentre per la qualifica di socio, si deve capire la situazione del socio-amministratore o del socio-dipendente cui, peraltro, si rende applicabile la disciplina dei fringe benefit.

Infine, confermate le sanzioni pari al 30% della differenza tra valore di mercato e corrispettivo dichiarato (comunicazione incompleta e/o infedele) e nella misura da 258 a 2.065 euro per la dichiarazione infedele, ma in assenza di deduzione dei costi da parte dell'impresa, sembra che la sanzione per omessa o infedele comunicazione sia applicabile anche in presenza di utilizzo del bene a titolo gratuito, in quanto il comma 36-sexiesdecies, al fine di garantire l'attività di controllo richiede la comunicazione dei «… dati relativi ai beni concessi in godimento …». Pertanto, si ritiene fin troppo necessario procedere, in presenza di contratti formalizzati di godimento ed entro la fine di questo periodo d'imposta (2011), alla completa rivisitazione dei corrispettivi contrattualizzati, tenendo conto almeno delle banche dati ufficiali (listini delle società di noleggio, valori dell'osservatorio per gli immobili, ecc.).

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