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Abuso di diritto regolamentato

del 13/10/2011
di: di Valerio Stroppa
Abuso di diritto regolamentato
Inquadramento normativo dell'abuso di diritto, indeducibilità dei costi da reato e armonizzazione della disciplina di trust e polizze «private». Sono queste le tre proposte di Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle entrate, delineate ieri in audizione presso la commissione finanze del Senato. Dopo aver riepilogato le principali misure anti-evasione introdotte negli ultimi tre anni, Befera ha rilevato «la necessità non tanto di nuovi strumenti di contrasto, ma di misure che mirino alla manutenzione delle disposizioni vigenti, incrementando da un lato l'efficacia della lotta all'evasione e all'elusione fiscale e, dall'altro, la certezza del diritto e l'affidamento da parte dei contribuenti».

Da qui l'auspicio dei citati tre interventi legislativi. Ipotesi spesso circolate, talvolta abbozzate in qualche provvedimento normativo, ma che ancora non hanno visto la luce. Come la proposta sull'abuso del diritto, sulla cui codificazione già esiste in parlamento una proposta di legge (frutto dell'unificazione di tre analoghe pdl). Intervento, questo, che nel mettere paletti precisi al principio generale anti-abusivo elaborato dalla giurisprudenza nazionale ed europea, garantirebbe maggiori certezze nel comportamento quotidiano dei contribuenti.

Considerazioni analoghe in merito all'indeducibilità dei costi da reato, vale a dire gli oneri riconducibili ad atti o fatti punibili penalmente. «Si tratta di prevedere una disposizione che, da un lato, consenta di sanzionare adeguatamente comportamenti fraudolenti direttamente connessi a reati gravi (quali quelli societari, contro la fede pubblica, usura, mafia, terrorismo ecc.)», spiega Befera, «e, dall'altro, sia maggiormente rispettosa del principio di effettività della tassazione previsto dall'art. 53 della Costituzione».

Il restyling della disciplina di trust e polizze, invece, servirebbe a «individuare ed eliminare le asimmetrie attualmente esistenti», che ad oggi consentono un utilizzo improprio di questi istituti giuridici «al solo fine di garantire asistematici risparmi sia in termini di imposte dirette sia indirette».

Nella carrellata delle «armi» a disposizione del Fisco, giudicate «notevoli» dal numero uno di via Cristoforo Colombo, trovano spazio gli interventi più recenti: dalla possibilità di estrarre liste selettive di contribuenti dall'archivio dei rapporti finanziari alla stretta sulle società di comodo e sui beni privati fittiziamente intestati a società, fino ad arrivare all'accertamento esecutivo e alla ricostruzione sintetica del reddito. Strumenti in grado di rafforzare l'efficacia dei controlli fiscali e che, in definitiva, «comporteranno un aumento della compliance», secondo Befera.

Spazio anche ai processi tributari e ai «tangibili risultati positivi» ottenuti dalla Direzione centrale Affari legali e contenzioso, operativa da circa un paio d'anni. Il lavoro condotto dalla Dc guidata da Vincenzo Busa, infatti, ha portato per l'Agenzia frutti su tre fronti. In primo luogo, nella diminuzione dei ricorsi in Ctp, calati del 3% nel 2010 e del 6% nel periodo gennaio-agosto 2011. In seconda battuta, nell'incremento delle conciliazioni giudiziali perfezionate, passate dalle 2.900 del 2009 alle 4.200 del 2010 (+44%). Nei primi sette mesi del 2011, le conciliazioni concluse hanno mostrato un ulteriore incremento del 16% (da 2.400 a 2.800, rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente). Infine, ad essere migliorato per il fisco è l'esito dei verdetti. «Le sentenze tributarie di primo e secondo grado e della Cassazione passate in giudicato nel 2009 sono state favorevoli, in tutto o in parte all'Agenzia, nel 59% dei casi», osserva Befera, «quindi le sentenze definitive totalmente favorevoli ai contribuenti sono state il 41%. Tale rapporto è migliorato di 2 punti nel 2010, arrivando al 61% le sentenze favorevoli all'Agenzia».

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